Alma Laboris Business School - Licenziamento per giusta causa: motivi, preavviso, procedura e conseguenze per il lavoratore

Licenziamento per giusta causa: motivi, preavviso, procedura e conseguenze per il lavoratore

Licenziamento per giusta causa: motivi, preavviso, procedura e conseguenze per il lavoratore

Tutto ciò che c’è da sapere su questa particolare tipologia di interruzione del rapporto di lavoro

A nessuno piacerebbe imbattersi in esso nel corso della propria vita lavorativa. È sempre il datore di lavoro a dover farne uso, per motivi ben precisi e senza un dovuto preavviso. Comporta sempre una procedura e alcune conseguenze per il lavoratore. Stiamo parlando del licenziamento per giusta causa.

Licenziamento: che cos’è e in cosa consiste

Prima di comprendere in cosa consiste il licenziamento per giusta causa, occorre tracciare una definizione giuridica del licenziamento in senso stretto. Si tratta dell’istituto giuridico con il quale si mette fine ad un rapporto di lavoro. Un provvedimento, questo, che interrompe la relazione fiduciaria tra il datore di lavoro e il dipendente, con il quale l’azienda manifesta la sua intenzione di risolvere il contratto a prescindere dalla volontà del dipendente.

Il licenziamento, tuttavia, non costituisce a prescindere un atto univoco, ma spesso rappresenta una chiusura piuttosto consensuale. Tuttavia, esistono dei casi in cui non è così. Tra questi, appunto, vi è senza dubbio il licenziamento per giusta causa.

Licenziamento giusta causa: tutto ciò che c’è da sapere

Una particolare tipologia di licenziamento, che avviene per motivi disciplinari, e nel caso in cui un dipendente assuma delle condotte particolarmente gravi e scorrette, tanto che il rapporto di lavoro non può più proseguire. Potrebbe essere riassunto con queste poche righe il significato ultimo del licenziamento per giusta causa, una peculiare evenienza di una rottura del rapporto fiduciario tra datore di lavoro e prestatore.

Si tratta di una situazione che si verifica in una casistica oltremodo particolare, che non si verifica in maniera frequente nel corso dell’esistenza di un’azienda, e che implica alcune conseguenze dirette per quanto riguarda il lavoratore e il datore di lavoro.

Giusta causa: che cos’è e in cosa consiste

In cosa consiste la giusta causa? Dal punto di vista squisitamente giuridico, si tratta di una nozione, che trova la propria fonte nella legge. Essa stabilisce che per poter licenziare un lavoratore dipendente si debbano verificare specifiche situazioni che possono riguardare la condotta del lavoratore o la situazione in cui si trova l'azienda, e che vengono disciplinate da alcune norme.

Nonostante ciò, tuttavia, non esiste una definizione univoca della giusta causa, sebbene se ne tratti in maniera approfondita nell’articolo 2119 del Codice Civile. Questo si limita a definire in modo generico come giusta causa per il licenziamento la causa che non consente la prosecuzione del rapporto di lavoro, neanche in maniera provvisoria; dunque, questa non consente neppure di proseguire il rapporto di lavoro per il periodo di preavviso, del quale tratteremo in seguito.

La giusta causa va rilevata e accertata in modo concreto, e non come fatto astratto, bensì considerata e valutata sia nel suo contenuto obiettivo e nella sua portata successiva. Essa non va confusa con il giustificato motivo, che si divide in giustificato motivo soggettivo e oggettivo, ma va descritta come un gravissimo fatto che fa venir meno la fiducia del datore di lavoro.

Motivi di licenziamento per giusta causa

Ma quando sussiste la giusta causa? Un dispositivo del già citato articolo 2119 del Codice Civile specifica nelle note che “tale situazione si ha quando sono commessi fatti che violano disposizioni legali e regolamentari che regolano l'esecuzione della prestazione e volti a garantire la qualità e l'affidabilità del servizio erogato dal datore di lavoro”.

Non sussistono le condizioni per un licenziamento per giusta causa nei casi in cui le giustificazioni vengano basate sul gradimento o mancato tale del datore di lavoro, come ad esempio per antipatie personali. Inoltre, lo stesso articolo 2119 specifica che non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell'imprenditore, né la liquidazione coatta amministrativa dell'azienda.

Nella valutazione la sentenza n. 1077/2008 la Corte di Cassazione ha definito quali sono i parametri da prendere in considerazione. Tra questi vi sono l’intensità dell’elemento intenzionale, il danno arrecato al datore di lavoro, il grado di affidamento in base alle mansioni svolte dal lavoratore, la natura e la tipologia del rapporto, e l’assenza di precedenti sanzioni.

Giusta causa licenziamento, alcuni esempi

Posto ciò, possiamo tracciare alcuni esempi di casi in cui può essere applicato il licenziamento per giusta causa. Un tratto fondamentale sussiste nella pressoché totalità della casistica: una gravissima condotta da parte del dipendente.

Ad esempio, questo può avvenire nel caso in cui si verifichino comportamenti particolarmente scorretti, come un finto infortunio sul lavoro, la violazione del patto di non concorrenza, una falsa timbratura del cartellino attestante il rispetto dell’orario di lavoro, un rifiuto ingiustificato e reiterato del dipendente ad eseguire la prestazione lavorativa, un abbandono ingiustificato del posto di lavoro, una grave insubordinazione, la sottrazione di beni dell’azienda, e altri casi particolarmente delicati.

Non possono invece essere considerati motivi di licenziamento per giusta causa una grave mancanza del dipendente provocata da una mancanza del datore di lavoro, un fallimento dell’imprenditore, la cessione dell’azienda, l’imperizia tecnica, ma anche una sopravvenuta incapacità fisica o mentale del lavoratore.

Licenziamento per giusta causa preavviso: quanto tempo occorre

Il fatto che il licenziamento per giusta causa rappresenti in tutto e per tutto un provvedimento dal carattere piuttosto unilaterale, comporta che l’interruzione del rapporto di lavoro tra datore e dipendente abbia effetti immediati, e soprattutto che non sussistano le condizioni per le quali sia necessario un preavviso.

Questa tipologia di licenziamento, infatti, prevede che la recessione del contratto avvenga in maniera immediata, poiché quando si verifica una condotta tanto grave da non permettere la prosecuzione del rapporto, la risoluzione è immediata.

Ciò costituisce un’ulteriore fondamentale differenza con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, che invece impone che tra la data di comunicazione del licenziamento e l’ultimo giorno di lavoro debba trascorrere un periodo di tempo definito dal contratto collettivo o dalla legge, cosiddetto “periodo di preavviso”, tale da consentire al dipendente di percepire comunque la retribuzione e nel frattempo cercare un’altra occupazione.

Licenziamento per giusta causa, procedura e conseguenze

Pur trattandosi di un provvedimento di certo poco ortodosso, il licenziamento per giusta causa prevede una particolare procedura, stabilita dall’articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori. In esso viene stabilito che il datore di lavoro debba comunicare il licenziamento al dipendente con una lettera. Inoltre, ha il compito di contestare la causa di detto licenziamento in maniera immediata, ricordando che la contestazione non può essere modificata in un secondo tempo, e che deve essere provata l’esistenza della giusta causa. Ciò al fine di non compromettere la possibilità di difesa del lavoratore.

Le conseguenze più immediate del licenziamento per giusta causa, sono sicuramente la già citata interruzione del rapporto di lavoro, il fatto che essa riguardi anche periodi di tempo definiti, e che la stessa non comporti alcun obbligo di preavviso. Tuttavia, specifichiamo che il diritto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione, non si estingue.

 

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