Alma Laboris Business School - L’Industria Farmaceutica: un Motore Trainante di Sviluppo dell’Economia Italiana

L’Industria Farmaceutica: un Motore Trainante di Sviluppo dell’Economia Italiana

L’Industria Farmaceutica: un Motore Trainante di Sviluppo dell’Economia Italiana

Rispetto al 2009 si è investito molto di più in ricerca e sviluppo, ben 157 miliardi di dollari a livello globale. I dati di un report curato da The European house Ambrosetti in occasione del forum Technology Forum Life Sciences organizzato il 26 e 27 settembre a Milano.

I dati di un report curato da The European House Ambrosetti

Numeri importanti che il report ha voluto sottolineare durante il Technology Forum Life Sciences. Un tessuto quello del biotech contraddistinto da quasi un 80% di piccole e piccolissime aziende, a volte con meno di dieci dipendenti. Inoltre rispetto all’intero comparto manifatturiero la quota di spesa nel R&S nel biotech, si legge nel documento, è 2,3 volte superiore e le proiezioni da qui al 2022 sono ottimistiche. Gli investimenti delle imprese farmaceutiche e biofarmaceutiche potrebbero raggiungere i 180 miliardi.

 

I Punti più importanti del Rapporto

Nel 2017 la missione dell’iniziativa è “rendere l’Italia il Paese che vorremmo per il bio-farmaceutico del futuro: un player rilevante in ricerca, sviluppo, produzione e accesso di prodotti innovativi e biotecnologici”. Il percorso - che ha beneficiato del contributo di un autorevole Comitato Scientifico - si è concentrato su tre temi chiave:

  • La governance e la strategia della ricerca e dell’innovazione;
  • Il Trasferimento Tecnologico e la cultura imprenditoriale come priorità per lo sviluppo del settore delle Scienze della Vita in Italia;
  • Le condizioni e le misure che possono favorire la creazione di un ecosistema per l’attrazione degli investimenti.

 

Il settore delle Scienze della Vita, che include l’industria farmaceutica, quella biotecnologica e della produzione di dispositivi medici, riveste un ruolo strategico per la crescita e la competitività dell’Italia: il valore aggiunto dell’intera filiera e del suo indotto corrisponde a circa il 10% del Prodotto Interno Lordo nazionale.

 

L’Industria Biotech in Italia

In Italia il settore sta conoscendo uno sviluppo importante, grazie all’eccellenza della nostra ricerca scientifica e alla presenza di un tessuto di imprese che - pur scontando i limiti delle piccole dimensioni - ha una buona capacità di innovazione. Solo a titolo d’esempio ricordiamo che il nostro Paese è terzo in Europa per numero di imprese biotech e, negli ultimi anni, alcune di queste hanno generato un valore di diversi miliardi di euro a fronte di investimenti di qualche centinaia di milioni.

 

Tra le tante evidenze, l’analisi delle imprese del settore mette in luce:

  • Un tessuto di piccole e medie imprese molto dinamiche e resilienti alla crisi: il 79% delle imprese biotech che costituiscono il tessuto nazionale sono di piccolissime dimensioni (meno di 10 addetti);
  • Una forte propensione all’export e all’internazionalizzazione: se si considerano sia le performance di competitività del settore farmaceutico sia l’alto numero di acquisizioni dall’estero che contraddistinguono il biotech;
  • Una buona propensione all’innovazione: nel settore biotech rispetto all’intero comparto manifatturiero, la quota di spesa in Ricerca & Sviluppo (R&S) sul fatturato è 2,3 volte maggiore. Nel 2016, le imprese farmaceutiche e biotecnologiche hanno speso 157 miliardi di dollari in attività di Ricerca & Sviluppo, contro i 127 miliardi registrati nel 2009.
  • Nel 2022, gli investimenti in R&S delle imprese farmaceutiche e biotecnologiche raggiungeranno almeno 180 miliardi di dollari nel mondo.

 

In uno scenario globale in cui si assiste a una progressiva smaterializzazione dei processi di Ricerca & Sviluppo e ad un rinnovato interesse per aree di ricerca come quella della medicina personalizzata, è prioritario per il Paese ottimizzare il funzionamento dell’ecosistema dell’innovazione e della ricerca del settore Life Sciences. Imprescindibili, per raggiungere questo obiettivo, saranno:

  • La capacità degli attori dell’ecosistema di connettersi e contaminarsi tra di loro, promuovendo uno scambio costante di conoscenze e competenze tra imprese, centri di ricerca, Università e investitori;
  • La valorizzazione della fusione tra scienza (che determina, ad esempio, maggiori conoscenze sulle caratteristiche genetiche degli individui) e tecnologia (che offre la possibilità di tracciare ed elaborare un’enorme quantità di dati per prevenire le malattie, migliorare le diagnosi, trovare terapie più efficaci). Quest’ultimo aspetto non può essere sottovalutato in quanto è responsabile anche di importanti risparmi di costo in un’industria che compete su scala globale;
  • Un’adeguata “massa critica” di investimenti, soprattutto in ricerca di base, che ci consenta di competere al pari di Paesi-benchmark a noi vicini come Regno Unito, Francia, Germania.

Queste, a nostro avviso, rappresentano, tre condizioni abilitanti cui vanno associate proposte e azioni concrete (sintetizzate sotto il cappello di tre indirizzi - A, B e C - prioritari per il settore), che consentano di agire sui principali nodi critici del sistema dell’innovazione del nostro Paese.

 

I numeri dell’occupazione dell’industria biotech

Ai primi posti per competitività, produttività e investimenti in Ricerca & Sviluppo il comparto delle Scienze della Vita si è mostrato capace di resistere alla crisi economica, dando un grande contributo all’economia del Paese. Nel futuro, inoltre, sarà uno dei settori meno soggetti all’obsolescenza della conoscenza e alla perdita di posti di lavoro generati dall’innovazione tecnologica.

È stimato che, per ogni posto di lavoro generato nei settori/branche di attività che afferiscono alla tecnologia, alle Life Sciences e alla ricerca scientifica, vengono generati per effetti diretti, indiretti e indotti complessivamente nel sistema economico ulteriori 2,1 posti di lavoro. In particolare, il cambiamento della struttura produttiva italiana a favore di settori a più alto contenuto tecnologico e di ricerca, a parità di numero di occupati, genererebbe un valore aggiunto incrementale non trascurabile. Infatti, nello Scenario Base nel primo lustro tra il 2018 e il 2023, il valore aggiunto incrementale si attesterebbe a 4,8 miliardi di euro all’anno, tra il 2024 e il 2028 a 8,5 miliardi di euro all’anno e tra il 2029 e il 2033 a 10,9 miliardi di euro all’anno.

 

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