KPI: cosa sono, quali sono i più importanti nella finanza

KPI: cosa sono, quali sono i più importanti nella finanza

Tutte le discipline e le aree del sapere prevedono, in qualche modo, la misurazione di risultati, che siano essi di natura qualitativa, oppure (più semplicemente) dei numeri, dei dati, da convertire in informazioni.

Esistono alcune di esse che, più di altre, hanno nella propria natura questi processi, e che devono, nella maggior parte dei casi, servirsi di un elemento di enorme importanza: gli indicatori chiave di prestazione, molto spesso abbreviati con l’acronimo KPI. Ma cosa sono, nello specifico, e quali sono quelli più importanti e utilizzati in finanza?

Cosa sono i Key Performance Indicator (KPI)?

Praticamente onnipresenti nel business moderno, i KPI rappresentano uno degli elementi fondamentali – se non, appunto, il cardine su cui si basa – della valutazione delle prestazioni di ogni azienda, in tutti i settori.

Un Key Performance Indicator è un valore misurabile che dimostra l'efficacia con cui un'azienda sta raggiungendo i principali obiettivi di business. Le organizzazioni, come detto, utilizzano i KPI a più livelli per valutare il loro successo nel raggiungimento degli obiettivi: possono essere utilizzati per monitorare le prestazioni operative di reparti, progetti o individui, fornendo uno strumento di gestione per acquisire informazioni e prendere decisioni.

KPI, definizione, traduzione e significato dell’acronimo

I KPI nel mondo della finanza

Il significato dell’acronimo KPI, come detto, è quello di indicatore chiave di prestazione. Provando a dare una definizione di questo elemento così importante per le aziende, si tratta di un insieme di misure quantificabili che utilizzano per valutare le sue prestazioni nel tempo rispetto ad obiettivi stabiliti.

La parola ‘chiave’ è particolarmente importante, proprio perché serve a indicare quali sono le metriche fondamentali per l’organizzazione. Come vengono stabilite? In base agli obiettivi: sono quelli che, in una logica orientata al risultato, determinano questi parametri.

L’espressione si riferisce a una serie di parametri che vengono adoperati per effettuare delle misurazioni dal punto di vista quantitativo, al fine di misurare l'efficacia di un'organizzazione e il suo progresso verso il raggiungimento degli obiettivi che si propone di realizzare.

Letteralmente, come già accennato prima, KPI sta per Key Performance Indicator, espressione anglofona la cui traduzione più fedele è, per l’appunto, quella di indicatore chiave di prestazione.

Quali sono i KPI più importanti nella finanza

Tuttavia, nonostante abbiamo detto che tutti i KPI, in quanto tali, rivestono un’importanza decisiva per un’azienda, è pur vero che, in base ai settori in cui essa opera, ne esistono alcuni che hanno una rilevanza diversa rispetto ad altri. Ciò avviene perché, appunto, un indicatore assume una valenza particolare a seconda della disciplina a cui si riferisce.

La finanza non è certo immune da questo aspetto: i KPI, infatti, vengono usati per dimostrare la redditività e la solidità fiscale dell’azienda, e per monitorare oggettivamente lo stato di salute dell’attività attraverso parametri adatti a misurazioni quantitative. Tenere sotto controllo le prestazioni finanziarie dell’impresa è semplicemente essenziale per il successo a lungo termine e per il raggiungimento degli obiettivi.

Ribadire, in questo caso, è sempre utile: non esistono KPI migliori di altri in senso assoluto, e dunque non è possibile stabilire quali di questi siano davvero fondamentali per tutte le aziende di tutti i settori, ma è obbligatorio decidere quali utilizzare per monitorare l’andamento delle prestazioni per specifici obiettivi.

KPI finanza, quali sono i più utilizzati: esempi pratici

Quali sono, dunque, i KPI più utilizzati nell’ambito della finanza? Ad esempio, il margine di profitto lordo, ossia la percentuale che indica quanto delle entrate dell’azienda rappresenta effettivamente un profitto, ovviamente prendendo in considerazione i costi diretti, come i costi di produzione e i costi di vendita. Una tipica applicazione di questa metrica è quella dell’impiego di guadagni extra, ad esempio per campagne di marketing.

Accanto a questo, troviamo il margine di profitto netto, che a differenza di quello lordo tiene in considerazione non solo i costi diretti, bensì tutte le spese. In questo caso, l’utilità di questa metrica è quella di aiutare l’azienda a proiettare i profitti nel futuro, fissando obiettivi e parametri di riferimento per la redditività.

Non da sottovalutare l’importanza della current ratio, che fornisce una misura della liquidità, e che viene utilizzata per misurarne la disponibilità nel caso in cui debba essere finanziato un grosso acquisto. A questa possiamo affiancare la quick ratio, un altro KPI estremamente rilevante per la salute finanziaria di un'azienda, che mostra la sua capacità di pagare immediatamente le passività finanziarie a breve termine.

Fondamentale è anche l’utilizzo del ROI, il Return on Investment, letteralmente ritorno sull’investimento. Può includere un'ampia gamma di spese, al fine di verificare, in maniera pratica, qual è il ritorno economico che l’azienda ottiene da un determinato investimento.

 

 

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