Alma Laboris Business School - Internazionalizzazione, dati Istat Novembre 2016: Import +1,7%, Export +2,2%

Internazionalizzazione, dati Istat Novembre 2016: Import +1,7%, Export +2,2%

Internazionalizzazione, dati Istat Novembre 2016: Import +1,7%, Export +2,2%

 

Sono sempre più numerose le aziende dello Stivale che decidono di superare i nostri limiti geografici ed economici, per investire in imprese con sede all’estero e per diversificare in modo genuino il proprio portafoglio di investimenti.

Parliamo di un trend che ha conosciuto, nel 2016, un vero e proprio boom: sono quasi 550 i miliardi di euro che hanno varcato i nostri confini e che hanno trovato l’estero come meta prediletta. Queste, e tante altre, sono le considerazioni possibili sul processo di internalizzazione delle nostre imprese.

Quali sono i migliori paesi in cui investire?

I vantaggi dell’internazionalizzazione consentono alle imprese di superare lo stallo economico dei nostri mercati, per puntare ai mercati potenzialmente milionari dei paesi europei ed extra-europei in grande crescita. Ovviamente il tutto a patto che si sappia esattamente dove e come investire. Da questo punto di vista, il consiglio è di investire all’estero puntando paesi come Singapore, Hong Kong, Danimarca, Finlandia e Norvegia: da non sottovalutare, poi, soluzioni ever-green come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Australia. In ogni caso è importantissimo che l’azienda avvii un’analisi approfondita del mercato estero di riferimento, ed affidarsi a professionisti del settore, Export Manager, per valutare la coerenza con il proprio core business e, soprattutto, per misurare la mentalità della popolazione e per evitare di avviare campagne di marketing potenzialmente nocive.

Quali sono i settori che hanno spinto maggiormente questo boom?

Secondo quanto riportato dai dati di Bankitalia e Istat, oggi sono più di 30.000 le aziende italiane che hanno scelto di internazionalizzarsi investendo all’estero: parliamo di un fatturato complessivo di oltre 500 miliardi di euro, e di una dislocazione che attualmente dà lavoro a oltre un milione di dipendenti.

I dati nel dettaglio

Secondo i dati Istat, a novembre 2016 si registra un aumento, su base mensile, sia per le esportazioni (+2,2%) sia per le importazioni (+1,7%). Il surplus commerciale è di 4,2 miliardi (+4 miliardi a novembre 2015).

L'aumento congiunturale dell'export è trainato dalle vendite verso i mercati extra Ue (+3,4%) e in misura minore da quelle verso l'area Ue (+1,2%). Tutti i principali raggruppamenti di industrie sono in espansione a eccezione dei beni di consumo durevoli (-0,9%), che registrano un leggero calo.

Nel trimestre settembre-novembre 2016, rispetto al trimestre precedente, l'aumento dell'export (+0,9%) coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con una crescita più intensa per i paesi extra Ue (+1,7%), rispetto all'area Ue (+0,4%). Le importazioni (+1,2%) crescono in misura lievemente più ampia delle esportazioni.

A novembre 2016 la crescita tendenziale dell'export (+5,7%) riguarda con analoga intensità sia l'area Ue (+5,7%) sia quella extra Ue (+5,6%); l'incremento dell'import (+5,6%) è principalmente determinato dall'area Ue (+8,1%). Le vendite di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+18,4%), di autoveicoli (+13,7%) e di sostanze e prodotti chimici (+13,4%) sono in forte aumento. Dal lato dell'import, aumenti rilevanti riguardano gli autoveicoli (+27,8%), i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+12,3%). Le esportazioni verso Stati Uniti (+15,3%), Giappone (+14,1%) e Cina (+12,8%) registrano una marcata crescita tendenziale. Si segnala anche, tra i paesi dell'area Ue, la crescita delle vendite verso Repubblica ceca (+12,7%), Romania (+9,1%) e Germania (+7,0%).

Nei primi undici mesi dell'anno gli andamenti tendenziali dei flussi sono pari a +0,7% in valore e +1,0% in volume per l'export e, rispettivamente, -2,0% e +3,1% per l'import.

Nel mese di novembre 2016 l'indice dei prezzi all'importazione dei prodotti industriali rimane invariato rispetto al mese precedente, aumentando dello 0,2% al netto dei prodotti energetici; su base tendenziale si confermano invece tendenze deflazionistiche (-0,3% nei confronti di novembre 2015), che risultano tuttavia sempre meno intense.

Nei primi undici mesi del 2016 l'avanzo nel commercio con l'estero ha raggiunto i 45,8 miliardi, con un incremento di 9,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+69,5 miliardi al netto dei prodotti energetici, con una crescita di 1,9 miliardi rispetto al 2015).

 

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