Alma Laboris Business School - Welfare Index PMI: Il Welfare Aziendale fa crescere l’impresa

Welfare Index PMI: Il Welfare Aziendale fa crescere l’impresa

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Tutto fatto in casa dalle piccole e medie imprese. Il welfare aziendale continua a crescere in Italia, soprattutto grazie agli incentivi varati dal governo: dei quasi 8mila contratti con premi di risultato siglati nel 2016, oltre la metà (4.100) prevedeva misure di welfare aziendale, per le quali è prevista la defiscalizzazione completa. È quanto emerge dalla seconda edizione del rapporto Welfare Index Pmi, promosso da Generali. La Ricerca 2017 è stata condotta su un campione di 3422 imprese, il 60% in più rispetto allo scorso anno (2.140).

 

Sanità, pensioni, conciliazione vita-lavoro, sostegno alla maternità e altro ancora

Secondo l’analisi, nell’ultimo anno il settore che ha registrato la crescita più significativa è stato quello della sanità integrativa (le imprese con almeno un’iniziativa in quest’area sono aumentate al 47% dal 39% del 2016). Sempre più diffuse anche le misure per la conciliazione vita-lavoro e il supporto alla maternità (l’incremento è stato dal 22 al 31%), in particolare con provvedimenti di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro. In testa, però, rimane la previdenza integrativa (stabile al 40%), considerata indispensabile per colmare la differenza fra la busta paga di oggi e l’assegno Inps di domani. A riprova di questa tendenza, il rapporto sottolinea che fra il 2016 e il 2017 le aziende considerate “molto attive” nel welfare aziendale (cioè quelle impegnate in almeno sei aree) sono raddoppiate, passando dal 9,8 al 18,3%.

 

«L’Italia è fatta di piccole e medie imprese», ha detto Marco Sesana, country manager e amministratore delegato di Generali Italia, «e l’iniziativa Welfare Index Pmi vuole diffondere in loro, e quindi nel Paese, la cultura del welfare aziendale: uno strumento chiave per la crescita. Siamo molto lieti che un numero sempre maggiore di imprese aderisca al Welfare Index Pmi per valutare il proprio livello di welfare. Un risultato che è stato possibile solo grazie alla partecipazione di tanti attori, come le imprese, le confederazioni e le istituzioni».

 

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La mappa di queste iniziative non mostra differenze rilevanti fra Nord, Centro e Sud

Piuttosto, a essere determinanti sono le dimensioni dell’azienda: nella sanità integrativa, ad esempio, il tasso di attività delle imprese con numero di addetti fra 100 e 250 è tre volte superiore a quello delle imprese con meno di 10 addetti.

Sul versante degli obiettivi, occorre distinguere due piani. Dal punto di vista dell’interesse generale, «il welfare aziendale aiuta a rendere più sostenibile quello pubblico», spiega Enea Dallaglio, AD di Innovation Team, la società che ha realizzato l’indagine, e contribuisce a far fronte all’instabilità sociale” prodotta ad esempio dal tasso di disoccupazione giovanile (al 37%) e dal basso tasso di inclusione delle donne nel mercato del lavoro.

Le aziende, invece, puntano sul welfare soprattutto per migliorare la soddisfazione dei dipendenti e il clima di lavoro (50,7%), il risultato più immediato. Gli imprenditori che dicono di affidarsi al welfare aziendale per aumentare la produttività sono molti meno (il 16%), soprattutto perché ritengono che su questo fronte l’efficacia si possa riscontrare solo sul medio-lungo periodo.

Da quest’anno, inoltre, il rapporto Welfare Index Pmi ha introdotto un nuovo rating che divide le aziende in cinque classi. «Si tratta di uno strumento nelle mani dell’imprenditore», sottolinea Lucia Sciacca, capo della comunicazione di Generali, «che così potrà comunicare il proprio impegno nel welfare aziendale in modo semplice e riconoscibile».

Il valore è crescente da 1W a 5W. Lo scopo è di permettere alle imprese di comunicare il proprio livello di welfare in modo immediatamente riconoscibile, facendo diventare il rating un vantaggio competitivo oltre che a stimolare un percorso di crescita.

La presentazione ha visto anche l'intervento del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti. «C'è stata un'evoluzione qualitativa e quantitativa. Quella del welfare aziendale è una scelta che va continuata e perseguita. Parliamo di cose che vanno oltre la convenienza, riguardano il benessere di chi lavora, i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti. Il welfare aziendale aiuta anche il welfare pubblico, con una buona integrazione tutto il sistema è più efficace, a beneficio dei cittadini. Confermo la disponibilità del Governo a partire dai dati di realtà. Dobbiamo avere la forza di modificare i nostri interventi in base ai cambiamenti che si vanno delineando».

 

 

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