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Mercato del Lavoro: finora assunzioni a bassa professionalità, è il momento dell’alto profilo

Mercato del Lavoro: finora assunzioni a bassa professionalità, è il momento dell’alto profilo

 

In aumento la domanda di manager, di figure professionali di alto profilo legate al passaggio all'industria 4.0, ingegneri, interpreti e traduttori: a giudicare dai rapporti di previsione pubblicati negli ultimi mesi, i venti di ripresa stanno arrivando anche nel mercato del lavoro.

 

Dopo mesi di assunzioni concentrate prevalentemente nelle qualifiche medio- basse, potrebbe finalmente arrivare il riscatto nel nostro mercato del lavoro. Il Barometro Ecssa (la confederazione europea delle associazioni di ricerca e di selezione del personale) mostra un indice di fiducia per l'Italia al 36,8%, quasi raddoppiato rispetto al precedente 22,8%: l'indicatore si basa sulle percezioni dei manager e delle società di ricerca del personale. Del resto già dall'anno scorso un rapporto di previsione redatto da Unioncamere e Gruppo Clas ipotizzava entro il 2020 una crescita delle assunzioni di figure high skilled del 2%.

Però poi i dati dell'ultimo European Jobs Monitor, pubblicato dall'agenzia europea Eurofound, ci dicono che per il momento le cose sono andate diversamente, e non solo per l'Italia: il mercato del lavoro della Ue ha recuperato tutte le perdite, ma la crescita riguarda professioni a stipendio medio-basso, in prevalenza in settori come quello della distribuzione di cibi e bevande, dell'ospitalità alberghiera e dei servizi alla persona. L'Italia è tra i Paesi Ue con la più alta concentrazione di crescita di scarso valore, insieme all'Ungheria e all'Irlanda.

 

Arriva la ripresa?

«Le statistiche del lavoro in Italia sono viziate dall'aumento dell'età pensionabile: - osserva Francesco Seghezzi, direttore della fondazione Adapt - la decontribuzione e la legge Fornero rendono difficile capire quello che sta accadendo. Al momento però sembrano prevalere decisamente le assunzioni nei servizi alla persona a basso lavoro aggiunto».

Nell'ultimo rapporto di Unioncamere-Anpal però nelle 875.000 nuove entrate previste da qui a ottobre solo 155.700 sono "professioni non qualificate": per il resto si richiedono dirigenti, impiegati e operai specializzati, professioni scientifiche.

«La ripresa c'è, e la richiesta di lavoratori ad alto profilo pure, dice Paolo Citterio, presidente dell'associazione dei direttori delle risorse umane Gidp. Semmai il rischio è che le aziende non trovino le figure che cercano, perché in Italia i laureati in materie scientifiche sono troppo pochi, e dall'estero non vengono perché i nostri stipendi sono decisamente bassi rispetto a quelli della Germania o del Regno Unito». Ma con le condizioni giuste, assicura Emiliano Mandrone, ricercatore Inapp, potrebbe andare ancora meglio: «La new economy è stata scambiata a lungo per la digitalizzazione della old economy. In realtà si tratta di creare produzione ex novo attraverso piattaforme collaborative nelle quali il filosofo lavora con l'architetto, l'ingegnere con l'agronomo. E l'Italia potrebbe essere un terreno davvero interessante, ha tutto quello che serve, dalla cultura alla morfologia. Investiamo in produzioni in cui i ragazzi che hanno capacità digitali abbiano più chance, e riduciamo il costo del lavoro per tutti. Oppure gli incentivi vadano solo a chi fa una domanda di lavoro qualificata: dandoli in base all'età si creano solo distorsioni».

 

Più opportunità per chi lavora nella formazione, cultura e salute

Due persone su cinque che troveranno lavoro entro il 2020 avranno una qualifica elevata, il 5% in più rispetto al 2016. Il fabbisogno di figure intermedie calerà, invece, di due punti percentuali portandosi al 31% della domanda totale, mentre resterà stabile al 27% la richiesta di professioni non qualificate. Sono le previsioni messe a punto da Unioncamere in collaborazione con il Gruppo Clas sul mercato del lavoro nel prossimo quinquennio.

Saranno 2,5milioni le persone che complessivamente entreranno nel mondo del lavoro come dipendenti, imprenditori o professionisti entro il 2020 nelle imprese o nella Pubblica amministrazione e avere un profilo professionale qualificato offrirà maggiori chance di occupazione. Secondo le previsioni di Unioncamere, quindi, su 100 persone che troveranno un lavoro entro il 2020, 41 dovranno avere una qualifica elevata (le cosiddette high skill) e saranno 2 in più del 2016.

L’analisi stima che gran parte dei 2,5 milioni dei nuovi ingressi sostituirà personale giunto alla pensione o, in misura più contenuta, andrà ad occupare una posizione lavorativa nuova, generata dalla crescita economica. Quest’ultima è stata calcolata sulla base delle previsioni formulate dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale, che stimano che, tra il 2016 e il 2020, l’occupazione in Italia aumenterà complessivamente del 2,1% (+0,4% l’anno).

 

I Lavori del Prossimo Futuro

La mappa dei lavori del prossimo futuro disegnata da Unioncamere mostra che le professioni del commercio e dei servizi e quelle tecniche saranno quelle che, sotto il profilo puramente numerico, offriranno maggiori opportunità di occupazione nei prossimi 5 anni. Nel primo gruppo, spicca il fabbisogno delle professioni qualificate nelle attività commerciali (236mila unità), seguite da quelle che operano nei servizi culturali, di sicurezza e alle persone (136mila) e nelle attività ricettive e della ristorazione (119mila).

Tra le professioni tecniche, invece, le maggiori opportunità riguarderanno i profili organizzativi, amministrativi, finanziari e commerciali (circa 212mila unità), i tecnici nelle scienze della salute e della vita (136mila) e i profili scientifici, ingegneristici e della produzione (119mila).

Molto elevata, però, anche la quota che sarà riservata alle professioni specialistiche: oltre 460mila i posti di lavoro previsti tra nuova occupazione e turnover. Tra queste, prevalgono gli specialisti della formazione e della ricerca (circa 164mila unità in 5 anni) e delle scienze umane, sociali, artistiche e gestionali (125mila). I primi comprendono soprattutto gli insegnanti e i professori di scuola superiore; tra i secondi troviamo figure quali l’esperto di marketing e lo specialista della gestione e del controllo dell'impresa. 

Seguono con un certo distacco le professioni impiegatizie (295mila complessivamente), tra le quali spiccano gli addetti alla segreteria e alle macchine da ufficio (146mila unità). Tra gli operai specializzati e artigiani (267mila nel complesso), il gruppo più numeroso è quello degli artigiani e operai specializzati dell'edilizia (quasi 100mila unità). Gli ultimi due posti della classifica del fabbisogno sono occupati dalle professioni non qualificate (262mila) e dai conduttori di impianti industriali e mezzi di trasporto (163mila), tra i quali prevalgono i conduttori di veicoli e di macchinari mobili (88mila unità).

Se questi sono i profili che, viste anche le specializzazioni settoriali del nostro tessuto economico, genereranno in futuro le più cospicue opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, andando più nel dettaglio è possibile individuare le professioni destinate ad aumentare rispetto ad oggi. Tra le figure high skill più dinamiche, al primo posto si incontrano gli “altri specialisti della formazione” (oltre 39mila quelli previsti in 5 anni), tra i quali sono compresi gli esperti di formazione aziendale, gli orientatori, gli insegnanti di sostegno e quelli di lingua italiana per stranieri. Tra le figure medium skill emergono le professioni qualificate nei servizi personali (più di 93mila, includendo gli addetti all’assistenza per anziani, disabili e bambini), mentre tra le low skill il maggior ricambio interesserà i conduttori di convogli ferroviari e altri manovratori (8.600).

 

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