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Le Occupazioni delle Donne nell'Era Digitale

Le Occupazioni delle Donne nell'Era Digitale

Come cambieranno i ruoli delle donne nel mondo del lavoro con l'incalzare della automazione industriale, della digitalizzazione delle attività e dell'intelligenza artificiale? Quali i settori maggiormente impattati e quali i paesi i cui questa richiesta di adattabilità al cambiamento sarà più urgente? Ce lo fotografa un recente studio di McKinsey.

 

Un recente studio di McKinsey ha tracciato i possibili scenari tra dieci anni in dieci economie che oggi rappresentano circa le metà della popolazione e il 60% del PIL a livello mondiale. Stiamo parlando di Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Canada, UK, Germania, Francia, Sud Africa e Messico.

McKinsey ha evidenziato come, nell’era dell’automazione, alcuni lavori potrebbero sparire del tutto. A titolo di esempio, in Cina 52 milioni di donne rischiano di perdere il lavoro (pari al 15% delle occupate del paese nel 2017); negli Usa sono a rischio 19 milioni di lavori (pari al 24% delle occupate), in Germania 4 milioni (21%), in Francia 3 milioni (22%) e in UK 3 milioni (22%). Complessivamente, all’interno di tutti i paesi oggetti dello studio, l’automazione potrebbe causare la perdita del lavoro per circa il 20% delle donne oggi occupate (107 milioni), contro il 21% degli uomini (163 milioni) entro il 2030.

Ad essere maggiormente impattati sono i lavori più facilmente automatizzabili: per le donne, per lo più attività di segreteria e ruoli meno specializzati all’interno di strutture sanitarie (ad oggi più del 70% dei lavori nell’healthcare e nell’assistenza sociale, nella maggior parte dei paesi sotto osservazione, è svolto da donne).

Le donne saranno, quindi, i soggetti che dovranno maggiormente organizzarsi e attrezzarsi per far fronte con successo alla sfida dei lavori che non spariscono ma si “spostano” (jobs displaced) per effetto di automazione e AI (Intelligenza Artificiale). Il 52% di quelli oggi svolti dalle donne potrà ricadere in questa categoria (contro il 40% dei lavori degli uomini).

In questo scenario si aprono però anche delle opportunità. L’era dell’automazione e dell’AI creerà, infatti, anche nuovi posti di lavoro per le donne. L’aumento dei consumi, la crescita del settore healthcare e gli investimenti in infrastrutture ed energia saranno alcune dei drivers del cambiamento. I paesi emergenti, grazie ai ritmi di crescita del PIL, sono quelli meglio posizionati: la Cina creerà 112 milioni di nuovi posti di lavoro per le donne, l’India 23 milioni, gli Usa 15 milioni, la Germania 4 milioni, il Regno Unito 3 milioni, Francia e Giappone 2 milioni.

Il 58% dei nuovi lavori creati per le donne nel 2030 si collocherà principalmente in tre settori: sanità e assistenza sociale, manufacturing, commercio (dettaglio e ingrosso). Per gli uomini il 53% dei nuovi lavori riguarderà, invece, il manufacturing, il commercio, i servizi professionali, scientifici e tecnici.

Se i trend occupazionali attuali resteranno invariati - con le donne sottorappresentate nell’hitech - nel mondo il 58% dei nuovi lavori andrà agli uomini e solo il 42% alle donne. Nei paesi occidentali, dove l’impatto dell’automazione sarà più evidente, il saldo negativo tra lavori persi e creati potrà essere in parte smarcato solo puntando sui servizi professionali, scientifici e tecnici. Questo comporterà, di contro, l’aumento del gap tra donne e uomini relativamente alle opportunità professionali a disposizione.

Negli Stati Uniti i trend ci fanno immaginare che, entro dieci anni, il 9% della popolazione potrebbe essere occupato in mansioni emergenti legate alla digitalizzazione e alla sostenibilità ambientale. Non si parla solo di machine learning e AI, ma anche di settori che spaziano dal ride hailing (prenotazione di un viaggio in auto da parte del cliente tramite un’app ad hoc) alla gestione delle risorse.

In uno scenario nel quale si prevedono 150 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030, si rende sempre più necessaria una sinergia tra istituzioni, tessuto industriale, imprese e persone per permettere una redistribuzione più armonica delle percentuali con cui questi lavori verranno avviati nei diversi paesi del mondo.

Dott.ssa Marilù Anaclerio
(Docente del Master Gestione, Sviluppo ed Amministrazione delle Risorse Umane)

 

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