Alma Laboris Business School - Riforma GDPR, il Garante Europeo della Privacy vuole cambiare il regolamento

Riforma GDPR, il Garante Europeo della Privacy vuole cambiare il regolamento

Riforma GDPR

Sembra essere all’orizzonte una riforma del GDPR così come lo conosciamo.

Il Garante Europeo della Privacy vuole cambiare il regolamento vigente per quanto concerne la protezione dei dati personali degli utenti dell’Unione. Dopo quattro anni dalla sua entrata in vigore e dieci anni dall’inizio dei lavori delle istituzioni europee per aggiornare le norme sulla protezione dei dati, il GDPR potrebbe vedere delle sostanziali modifiche alla sua struttura.

Un cambio di passo, quello annunciato dal Garante, che vuole cambiare il modo in cui il regolamento viene fatto rispettare in Europa. Le parole di Wojciech Wiewiórowski, il garante europeo della privacy: “Attueremo una ripartizione disuguale degli oneri; differenze di diritto procedurale che ostacolano la cooperazione (tra le autorità); lo scarso e tardivo coinvolgimento del comitato dei garanti europei”.

Cosa viene contestato al GDPR attuale? In primis, il fatto che il suo peso si sia sentito molto per le pmi e poco per le Big Tech; queste ultime, forti delle maggiori risorse economiche e della lentezza delle autorità, non avrebbero subito troppo gli effetti del nuovo regolamento e, dunque, avrebbero approfittato della loro posizione privilegiata.

Gli stessi giganti, probabilmente, si sono cullati sul fatto che tutto il contenzioso passasse dall’autorità dove hanno stabilito la propria sede europea: Lussemburgo per Amazon, Paesi bassi per Netflix e Irlanda per Meta, Google, Microsoft, Apple e altre. Un fattore non di certo da poco per quanto concerne i ritardi del percorso che gli utenti hanno dovuto compiere per far valere i loro diritti: è qui che si sono appoggiati per far valere la loro superiorità.

La via da seguire sarà quella di un maggiore coordinamento, con il Garante che guarda dunque al Digital Markets Act e alle nuove leggi europee della data economy, che prevedono un ruolo più centrale per la Commissione europea, seppur non totalizzante.

“È l’unico modo per garantire una protezione reale e coerente ad alto livello dei diritti fondamentali alla protezione dei dati e della privacy in tutta l'Unione europea. Questo modello non solo attenuerebbe il problema dell'assegnazione disomogenea delle responsabilità, ma garantirebbe anche una reale coerenza in tutta l'Europa, anche attraverso forti meccanismi di collegialità”, le parole di Wiewiórowski.

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