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Data Protection, la nuova sfida per gli esperti a difesa dei consumatori

Il nuovo Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali (Reg. UE n. 679/16, cosiddetto GDPR) ha un preciso obiettivo: favorire la circolazione dei dati personali all'interno del mercato unico digitale, entro un perimetro di tutela che assicuri elevati livelli di protezione dei dati stessi e che garantisca a tutti gli interessati diritti riconosciuti sull'intero territorio dell'Unione Europea e azionabili in modalità chiare, semplici e veloci.

Oggi i cittadini sono anche e soprattutto consumatori dei servizi digitali e la pandemia ha accelerato l’accesso degli utenti al mondo dell’Internet e delle nuove tecnologie. É, pertanto, diventato fondamentale per gli avvocati ed i consulenti legali conoscere approfonditamente quali siano le tutele che possono essere riconosciute ai consumatori nelle varie problematiche che essi si ritrovano ad affrontare nella fruizione dei vari spazi web dedicati, anche social.

Sotto lo specifico profilo della privacy e della data protection, queste problematiche possono riguardare il trattamento illecito dei dati personali (assenza di consenso, cessione a terzi non autorizzata, impossibilità di accedere ai propri dati), i danni derivanti da una violazione dei dati subita dall’Azienda o persona fisica ai quali sono stati legittimamente comunicati per la prestazione di un servizio o la vendita di un prodotto (documenti di identità, cartelle cliniche, informazioni sull’orientamento sessuale, vertenze legali), la diffusione/pubblicazione non autorizzata di immagini, video, conversazioni, accompagnata anche da richieste estorsive. Tutto questo può altresì comportare una lesione della propria reputazione, nel qual caso gli utenti hanno il diritto di ottenere la cancellazione di quei dati e di quelle informazioni entro tempi che siano i più celeri possibili.

Il tema del cosiddetto diritto all’oblio riguarda, però, anche i casi di cronaca giudiziaria, nei quali un cittadino può, suo malgrado, essere coinvolto. Le vicende processuali, se si evolvono e terminano nella vita reale, on line possono, tuttavia, continuare ad essere associate per anni e anni alle persone che le hanno subite, a torto o ragione, creando ostacoli enormi alla loro effettiva “riabilitazione”. La normativa vigente prevede specifici strumenti per rimuovere tali ostacoli. In tutti i casi sin qui accennati, il ruolo dei cosiddetti ISP (Internet Service Provider), che includono anche i social network, può essere determinante ed è copiosa la giurisprudenza che ha affrontato i relativi profili di responsabilità.

C’è ancora molta strada da fare per una governance di Internet che contribuisca all’effettività delle tutele di tutti coloro che vi accedono, ma in questo percorso lungo e complesso i professionisti che assistono i consumatori, a più livelli, possono davvero fare la differenza anche e soprattutto attraverso la conoscenza delle dinamiche che sono all’origine delle istanze di difesa degli utenti nel mondo della Rete.

Un articolo a cura dell’avv. Piera Di Stefano,
Docente del Master in Tutela del Consumatore, e co-founder di Avvocato del Web e T.R.ON

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