Pratiche commerciali scorrette: cosa dice il Codice del consumo, esempi

Si dice spesso che il cliente sia il capo più severo per ogni azienda, e che il suo comportamento, e le sue decisioni, possano decidere le sorti di un’organizzazione. La tutela del consumatore, nel panorama odierno, ha dunque acquisito una rilevanza sempre più decisiva, anche e soprattutto dal punto di vista legale.

È il Codice del consumo a stabilire la fattispecie di illecito, definita pratica commerciale scorretta. Vediamo insieme che cos’è, qual è il significato di questa espressione, e cosa dice il suddetto Codice a riguardo, attraverso alcuni esempi pratici.

Cosa significa pratica commerciale scorretta: la definizione che spiega cos’è

Partiamo dalla definizione formale di pratica commerciale scorretta. Con questa espressione si intende “una qualsiasi azione, omissione, condotta, o dichiarazione, comunicazione commerciale (compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto), posta in essere da un professionista in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un bene o servizio ai consumatori”.

Dunque, secondo questo enunciato, contenuto nell’articolo 20 del Codice del consumo, le pratiche commerciali scorrette, vietate per legge (lo stabilisce il comma 1), diventano scorrette quando sono contrarie alla diligenza professionale; quando risultano false; quando sono idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio in relazione a un prodotto. Pratiche commerciali scorrette

Pratiche commerciali scorrette e codice del consumo: cosa dice

Dicevamo a più riprese del Codice del consumo, che regola le pratiche commerciali scorrette e ne dispone il divieto. Nello specifico, occorre ricordare che lo stesso disciplina anche le pratiche che falsano “in misura apprezzabile” il comportamento economico solo di un gruppo di consumatori chiaramente individuabile, e per la precisione coloro i quali, a causa di un’infermità mentale o fisica, o della loro età, o ancora della loro ingenuità, risultano particolarmente suscettibili alla pratica commerciale scorretta.

Molto spesso, inoltre, vengono accomunate le pratiche commerciali scorrette e le pratiche commerciali ingannevoli; tuttavia, come stabilito dal Codice, vengono invece considerate ingannevoli le pratiche commerciali che contengono informazioni non rispondenti al vero, o comunque volte ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, attraverso errori od omissioni.

L’obiettivo del Codice del consumo e della tutela del consumatore dalle pratiche commerciali scorrette è quello, finale, di proteggere la sua libertà di scelta, e di far sì che non vi siano elementi che gli impediscano di esercitare la sua capacità di assumere decisioni consapevoli.

Alcuni esempi per conoscere di più su questo argomento

Nonostante esista una disciplina abbastanza chiara sull’argomento, le aziende di oggi ci hanno fornito negli anni (e continuano a farlo) diversi esempi di pratiche commerciali scorrette. Tra queste rientrano, come detto in precedenza, le pratiche ingannevoli, tra cui la diffusione di informazioni false o distorte, ad esempio sulla pubblicità di un prodotto, che magari può basarsi su caratteristiche che, effettivamente, non sono proprie di quell’articolo.

Oppure, l’indicazione di informazioni che risultano poco chiare al consumatore, che non vengono espressamente dichiarate, e che potrebbero essere determinanti per la sua scelta. Inoltre, l’occultamento di informazioni rilevanti per l’utilizzo del bene, che parimenti, qualora venissero conosciute, orienterebbero in modo diverso la scelta del consumatore.

Un altro gruppo di pratiche commerciali scorrette è quello rappresentato dalle pratiche commerciali aggressive, ovvero quelle che esercitano sul consumatore una sorta di coercizione morale o fisica, che lo induce a compiere operazioni che altrimenti non avrebbe realizzato.

Pratiche commerciali scorrette, perché frequentare un Master sull’argomento

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