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Obsolescenza programmata, cos’è e come combatterla: cosa dice la legge

Obsolescenza programmata, cos’è e come combatterla: cosa dice la legge

Tutto ciò che serve sapere su un fenomeno alquanto frequente nella nostra epoca, e su qual è la situazione normativa a riguardo

Un fenomeno che gli amanti della tecnologia, ma anche chi si intende di altri oggetti, come ad esempio le lampadine, hanno incontrato almeno una volta nel corso della propria vita. Si tratta dell’obsolescenza, o per meglio dire, dell’obsolescenza programmata. Per comprendere al meglio questo argomento, del quale si è tanto parlato negli ultimi anni, occorre sapere bene cos’è e ciò che serve sapere su come combatterla, anche in termini di legge.

Che cos’è l’obsolescenza?

Analizzare in maniera completa e corretta questo fenomeno presuppone che alla base si conosca che cosa si intende, innanzitutto, per il termine obsolescenza. Si tratta della diminuzione, spesso costante nel tempo, dell’efficienza economica di un bene, non legata prettamente al suo logorio fisico, ma che avviene per effetto del progresso economico e delle scoperte e invenzioni della tecnica.

Dunque, un oggetto va incontro ad obsolescenza quando smette di avere la stessa efficienza economica che aveva nel momento in cui è stato prodotto. Ciò, come detto, non a causa del suo utilizzo ripetuto e/o prolungato, ma perché ‘superato’ dal punto di vista tecnologico dal progresso dell’economia, ma anche a scoperte e invenzioni che, semplicemente, lo hanno ‘rimpiazzato’ con un altro oggetto.

Obsolescenza programmata, cos’è e come combatterla

Se l’obsolescenza è un fenomeno piuttosto chiaro, meno è, probabilmente, per l’obsolescenza programmata. Si tratta di una particolare fattispecie di obsolescenza, per la quale entrano in gioco anche determinati fattori sociali: in questo caso, infatti, i produttori tentano di suscitare nei consumatori il bisogno di un’accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie con altri beni, di produzione più recente, o comunque con nuovi modelli di vecchi oggetti.

In questa analisi non si tratta tanto di stabilire come funziona l’obsolescenza programmata dal punto di vista del produttore, bensì appare interessante analizzare il fenomeno per quanto riguarda gli effetti sul consumatore.

Quest’ultimo, infatti, in questi casi viene incentivato in maniera determinante da espedienti adottati dai produttori, in fase di produzione, per far sì che i beni vadano incontro al già menzionato rapido decadimento di funzionalità.

Facile immaginare come in questi casi si inneschi un effetto a catena, che porta all’acquisto sempre più frequente di beni soggetti ad obsolescenza programmata, sostituendo di continuo il precedente oggetto.

Come si ottiene l’obsolescenza programmata?

Ma come si ottiene l’obsolescenza programmata? Alcuni esempi di applicazione pratica di questo fenomeno consistono, innanzitutto, nella realizzazione del prodotto mediante l’utilizzo di materiali di scarsa qualità. Ciò comporta, prima o poi, il fatto che il bene in questione venga sostituito con uno di un altro tipo. Un altro espediente potrebbe essere quello della pianificazione di costi di riparazione superiori rispetto a quelli di acquisto: nella maggior parte dei casi la logica suggerisce che per ovviare a un guasto al consumatore convenga acquistare un altro bene piuttosto che tentare di aggiustarlo.

Obsolescenza programmata, l’esempio della lampadina

Come accennato in precedenza, un esempio pratico di applicazione del fenomeno può essere quello legato allo storico fenomeno del cosiddetto Cartello Phoebus, un’associazione tra imprese formata dalla riunione dei principali produttori europei e statunitensi di lampade a incandescenza. Tra questi figuravano Philips, Osram, Compagnie des Lampes, Tungsram, ma anche la General Electric.

In questa associazione lo scopo unico era quello di concordare una riduzione della vita delle lampadine da vendere al dettaglio, fino a quel giorno stimabile in circa 2500 ore, che il Cartello portò a un tetto massimo di 1000 ore. Si trattava, secondo i produttori, di un valore ragionevole per la vita ottimale delle lampadine ad incandescenza. Il Cartello Phoebus, che sarebbe dovuto durare fino al 1955, si interruppe con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939.

Obsolescenza programmata legge, il DDL a riguardo

A lungo si è diffuso di quanto ci fosse il bisogno di una legge che regoli l’obsolescenza programmata. Nel luglio 2018 è stato realizzato un disegno di legge in tal senso, dal titolo: “Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n° 206, e altre disposizioni per il contrasto dell'obsolescenza programmata dei beni di consumo”.

Si tratta di un DDL che interviene in maniera diretta sul Codice del consumo del 2005. L’obiettivo dichiarato, come si legge, è quello di vietare al produttore “di mettere in atto tecniche di costruzione o di materiali aventi l’effetto di rendere impossibile, difficoltosa o eccessivamente onerosa la riparazione del bene o la sostituzione dei suoi componenti; e di impiegare tecniche di costruzione o di materiali aventi l’effetto, qualora si debba sostituire un singolo componente, di rendere necessaria la sostituzione di più componenti”.

Inoltre, lo stesso DDL esige dal produttore “la fornitura di parti di ricambio durante un periodo minimo di cinque anni a partire dal momento della cessazione della fabbricazione del bene”. Posto anche un limite al costo delle parti di ricambio: "le parti di ricambio e i componenti esauribili dei beni di consumo devono avere un costo congruo e proporzionato al valore dei medesimi beni". Sono previste sanzioni pecuniarie e anche la reclusione.

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