Qual è la differenza tra essere impegnati e essere produttivi? Il crollo del mito del multitasking

Nel frenetico mondo del lavoro contemporaneo, il multitasking è diventato più di un concetto: è quasi un mantra, una competenza elogiata e ricercata. Molte offerte di lavoro includono la capacità di gestire più attività come requisito essenziale, mentre le scrivanie degli uffici sono piene di schermi, dispositivi e notifiche in continua competizione per la nostra attenzione.

Tuttavia, anche se sulla carta il multitasking sembra essere l'epitome della produttività, emerge una domanda cruciale: è realmente benefico per noi? Potrebbe il multitasking, tanto elogiato, nascondere delle insidie, compromettendo inaspettatamente la nostra produttività?

Le verità su questo argomento di cui si parla sempre più spesso (anche troppo)

Mentre il termine "multitasking" ha origini che risalgono all'era pre-tecnologica, il suo significato ha subito un'evoluzione con l'avvento dei computer e dei dispositivi digitali. Eppure, anche se sembra che fare più cose alla volta possa incrementare la produttività, la ricerca suggerisce il contrario. Passare costantemente da un compito all'altro può consumare fino al 40% della produttività di una persona.

 

A livello neurologico, il cervello non gestisce le attività in parallelo come un computer. In realtà, si alterna rapidamente tra compiti, un fenomeno noto come "task-switching". Questo mette una pressione significativa sul nostro carico cognitivo, limitando la nostra capacità di pensiero critico e creativo.

Qual è l'impatto del multitasking sulla sfera personale e professionale?

Questo continuo "task-switching" non solo erode la produttività, ma presenta anche delle implicazioni personali. La percentuale di errori aumenta notevolmente, compromettendo la qualità del lavoro. Inoltre, i tempi di reazione durante il multitasking si allungano, influenzando negativamente il processo decisionale.

A livello personale, l'incessante alternanza tra compiti può portare a livelli elevati di stress, rischiando di condurre, nel tempo, al burnout. La nostra capacità di concentrarci a lungo termine e la nostra attenzione complessiva possono subire delle ripercussioni.

La necessità di cercare delle alternative

 

Fortunatamente, vivere nell'era del multitasking non significa che dobbiamo sottometterci a esso. Esistono strategie e tecniche che possono aiutare a gestire meglio il nostro tempo e la nostra attenzione.

La tecnica "Pomodoro", ad esempio, promuove un lavoro intenso su blocchi di tempo specifici, seguiti da brevi pause. Designare momenti della giornata per controllare e-mail o messaggi, piuttosto che essere in uno stato di risposta perpetua, può ridurre significativamente le distrazioni e migliorare la qualità del nostro lavoro.



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