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Il comparto del CDMO farmaceutico volano per una crescita green

Sono tutti di segno positivo gli indicatori sullo stato dell'arte del comparto del Contract Development and Manufacturing (CDMO) farmaceutico, evidenziati nella terza edizione dello studio Prometeia presentato da Farmindustria a Milano, nella cornice del Palazzo della Borsa.

 

Con 1,9 miliari di euro (il 24% del totale, pari a 7,9 miliardi di euro), l'Italia si attesta al primo posto nell'Unione Europea per valore di produzione contro 1,7 mld € della Germania e 1,5 mld € della Francia.

Il 'contoterzismo' farmaceutico è senza dubbi un comparto molto competitivo cresciuto fortemente grazie alle vendite all'estero (74% del fatturato), garanzia di opportunità di sviluppo che le imprese sono riuscite a cogliere in pieno, dedicando una quota rilevante di prodotti ad alta complessità a mercati maturi (Europa, USA, Giappone) in cui la domanda di produzioni a valore aggiunto è in forte crescita.

Questo trend favorevole origina da un'intensa attività d'investimenti in prodotti e processi, con frequenti upgrading delle linee produttive, promossa dalle aziende per mantenersi sulla frontiera tecnologica. In particolare, il periodo dal 2015 al 2017, ha registrato un balzo dal 9% al 12% del fatturato, quasi a doppiare l'incidenza della media manifatturiera.

 

Dati del rapporto Prometeia: la svolta green

Dal rapporto Prometeia emerge un ulteriore dato incoraggiante: la capacità di trasformare in opportunità di sviluppo, le sfide legate alla svolta 'green' compiuta dalle aziende sia in "chiave di economia circolare" che di "sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e competitività". La quota di investimenti 'verdi' sul totale si attesta all'8%, il doppio della media dell'industria (4%) e di questi investimenti, il 50% è stato destinato a tecnologie pulite (contro il 32% della media manifatturiera). Soluzioni con il minore impatto ambientale, che si tratti di impianti, macchinari, strumentazioni o processi, guidano in gran parte dei casi la decisione di adattare un impianto esistente (67%) o d'introdurne di nuovi (53%). L'altro 50% degli investimenti è stato indirizzato all'abbattimento all'origine le fonti d'inquinamento. Nel periodo dal 2010 al 2017, in rapporto alla produzione si è arrivati a ridurre la quantità di scarti e rifiuti prodotti (-20%) e il consumo di acqua ed energia (in media il 44% per l'acqua e il 22% per l'energia), contenendo anche il volume degli scarichi (-52%), grazie alla robotizzazione dei processi, al recupero nel ciclo industriale, all'utilizzo tecnologie pulite e integrate).

 

Forti investimenti anche per il triennio 2018-2021

Le aziende prevedono forti investimenti nel comparto anche per il prossimo triennio 2018-2021; tra i motivi intercettati dallo studio, la volontà di imprimere ulteriore slancio all'efficienza produttiva in un'ottica complessiva di riduzione dei consumi e d'implementazione delle certificazioni ambientali, ottenute dal 75% delle imprese, spesso per iniziativa autonoma. Una percentuale che le aziende contano di incentivare nei prossimi anni anche per poter disporre di tutte le carte in regola per partecipare alle gare d'appalto, ottemperare al meglio le normative dei mercati a maggiore complessità e valorizzare le esportazioni, rispondendo in maniera sempre puntuale alle richieste dei clienti.

Come in un meccanismo virtuoso, assecondando una maggiore sensibilità nei confronti di scelte sostenibili, le aziende concorrono, dunque, a ottimizzare il ciclo dei rifiuti, rafforzano la loro responsabilità sociale, sono più competitive sui mercati internazionali.

L'ambiente ringrazia.

 

 

 


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