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Patto di libero scambio UE-Giappone, anche l’healthcare ci guadagna

L'accordo entrerà in vigore nel 2019 e prevede l'abbattimento (quasi totale) dei dazi su numerosi prodotti. Tra questi anche medicinali e dispositivi medici. Rimangono da limare e armonizzare alcune differenze normative

 

Il patto di libero scambio Ue-Giappone è realtà ed entrerà in vigore il prossimo anno. In questo nuovo accordo chiamato Jefta (Japan-Eu free trade agreement), sono parecchi i settori a guadagnarci, tra questo anche quello healthcare. Pharma e device, ovviamente compresi. Una mossa atta a mettere sotto scacco il neo-protezionismo statunitense guidato dal presidente Donald Trump. A differenza del Ceta (o del famoso Ttip), questo accordo sarà ratificato dal Parlamento europeo e non dai singoli Stati nazionali.

Via i dazi fra UE e Giappone

I negoziati sono iniziati nel 2013 e hanno visto la conclusione quest’anno. Un lavoro lungo che si mette in parallelo con un altro patto (molto discusso) stipulato tra Ue e Canada, il Ceta. A mandare in fibrillazione le aziende nipponiche ed europee sarà l’abolizione, quasi totale, dei dazi di esportazione. Un colpo d’ascia del 94% sui prodotti provenienti dall’Unione europea, incluso l’80% di tutti i prodotti ittici e agricoli (vino, formaggi e carne). L’Ue cancellerà le imposte sul 99% delle merci giapponesi e ci sarà così una maggiore apertura distribuita su un periodo di otto anni per il mercato automobilistico e nell’arco di sei anni sugli apparecchi televisivi. Un accordo storico tra le due potenze economiche che coprirà un’area di libero scambio che vale un terzo del Pil mondiale. Le firme in calce sono state del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il premier giapponese Shinzo Abe.

Dispositivi e farmaci

Anche il mercato dei farmaci e dei dispositivi medici è destinato a guadagnarci. Tra l’altro i rapporti tra aziende nipponiche ed europee sono da sempre piuttosto forti. Non a caso l’acquisizione dell’irlandese Shire da parte di Takeda (52 miliardi) è stato considerato il maggior investimento di sempre per una pharma oltre i confini giapponesi. Per l’Europa, il Giappone è il secondo mercato asiatico dopo la Cina. Inoltre tra i prodotti di punta in questo interscambio (oltre alle auto) ci sono anche i prodotti chimici (quindi medicinali) ed elettronici (quindi dispositivi medici). Tra l’altro già dal 2002 esiste un accordo di mutuo riconoscimento in tema di produzione industriale. Tra i settori interessanti anche quello farmaceutico. Ovviamente saranno da limare le differenti legislazioni e norme regolatorie, ma l’accordo verte sul limare queste divergenze.

Il Giappone, un Paese importatore di farmaci

Il Giappone è il secondo mercato al mondo e vale 88-127 miliardi di dollari l’anno. Mentre l’export cinese sta aumentando, quello giapponese basa la sua forza sull’importazione. Quasi 20 miliardi l’anno con un tasso di penetrazione del 16-20%. Buona parte di questa importazione arriva proprio dall’Ue. Al contrario un quarto delle esportazioni nipponiche riguarda l’Europa. Infine c’è anche una grande crescita dei generici. Il Governo vuole raggiungere la soglia di utilizzo dell’80% entro il 2020 (nel 2017 era al 60%).

I medical device

L’accordo prevede il libero scambio di prodotti specifici. Tecnologie chirurgiche, odontoiatriche, veterinarie e ortopediche. Ci sono poi aspetti normativi da adeguare. Per esempio alcuni prodotti sono considerati device solo da alcune giurisdizioni e non da altre. Gli spray nasali in Giappone sono considerati medicinali e non device. Così come la stampa 3D, sulla quale, per esempio, in Europa non esiste una regolamentazione specifica. Meglio sul lato della classificazione di rischio che accomuna Ue, Giappone e Usa. Qualche differenza, comunque, permane. Infatti buona parte dei commerci si concentrano su device di classe di rischio IIa e IIb in Europa o II e III in Giappone.

 

 


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