Fusioni e Acquisizioni nell’industria farmaceutica: il 2018 un anno d’oro

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Fusioni e Acquisizioni nell’industria farmaceutica: il 2018 un anno d’oro

11 miliardi di dollari di offerte in una settimana. Il 2018 si presenta con tutte le carte in regola per diventare l’anno della svolta in fatto di fusioni e acquisizioni per le aziende biotech.

 

Almeno questo è quanto ipotizza la società di consulenza Ernst & Young. Celgene ha già fatto un’offerta da sette miliardi di dollari per acquisire Impact Biomedicine, Novo Nordisk avrebbe messo 3,1 miliardi di dollari sul piatto per acquistare Ablynx, mentre Takeda ha annunciato di voler acquisire TiGenix per 630 milioni di dollari.

Proposte che arrivano dopo un anno, il 2017, trascorso all’insegna del risparmio, in cui il giro di affari totale per M&A è stato di 200 miliardi di dollari e in cui le due operazioni più importanti sono state quella di Johnson & Johnson, che ha acquistato Actelion per 30 miliardi di dollari, e quella di Gilead, che ha acquisito Kite Pharma per 12 miliardi di dollari.

 

Secondo Ernst & Young, il giro di affari del 2018 supererà quello dello scorso anno, anche perché il 60% dei dirigenti del settore delle life science – intervistati a ottobre –  si sarebbe detto a favore di acquisizioni e fusioni, contro il 46% degli intervistati ad aprile.

 

Settore Sanitario in crescita del 50%

Lo studio legale Baker McKenzie, nel frattempo, prevede che le M&A nel settore sanitario aumenteranno del 50% nel 2018, con il Nord America che rappresenterà oltre la metà delle transazioni. Negli USA, nel 2017, le approvazioni di farmaci hanno raggiunto il massimo degli ultimi 21 anni, con 46 nuovi farmaci che hanno avuto l’ok e una sempre maggiore quota di prodotti biotech. Così, per le grandi aziende farmaceutiche, così come per quelle a forte vocazione biotech come Gilead e Celgene, le piccole e innovative startup sono ormai una fonte vitale di farmaci sperimentali con cui integrare le pipeline interne. Inoltre, la pressione sui prezzi in ambiti come diabete e malattie respiratorie, così come la scadenza dei brevetti sui blockbuster, stanno spingendo le aziende a guardare ad aree di malattia di nicchia, dove proprio le biotecnologie eccellono.

Se effettivamente il 2018 sarà l’anno d’oro per le acquisizioni nel biotech è tutto ancora da verificare, ma la recente riforma fiscale negli USA potrebbe sicuramente spingere verso operazioni di questo tipo. “Le aziende con denaro all’estero possono mettere ora mano al capitale globale e acquisire più facilmente”, fa sapere il fondo di investimento Case Equity Partners, anche se i banchieri americani sostengono che la revisione fiscale avrebbe avuto finora solo un impatto limitato sulle trattative.


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