Etichettatura ambientale degli imballaggi: quando è obbligatoria, sospensione

L’attenzione delle imprese che popolano il contesto professionale attuale verso l’ambiente è massima. È questo il diktat che sembra giungere, sempre più imperativo, che giunge soprattutto dall’Europa.

L’introduzione di nuovi strumenti che servono a favoreggiare l’utilizzo, da parte delle organizzazioni, di tutti gli accorgimenti necessari a proseguire in questa direzione, si riflette anche sul packaging, un elemento importante per la logistica aziendale come per il marketing. Tra questi c’è l’etichettatura ambientale degli imballaggi, obbligatoria secondo i casi previsti dalla normativa, e poi andata incontro a sospensione. Vediamo insieme cos’è e come funziona. Etichettatura Ambientale

Che cos’è l’etichettatura ambientale, e come funziona

Sostenibilità, una parola sulla bocca di tutti, da tradurre necessariamente in fatti. Dal 1992 la Legislazione Europea ha permesso alle aziende che volevano comunicare il proprio impegno in materia di adottare l’etichettatura ambientale.

Detta anche ecolabel, termine anglofono con cui è molto conosciuta, si tratta di un sistema di etichettatura per alimenti e prodotti di consumo di carattere volontario, che testimonia che l’azienda che appone la suddetta etichetta mette in atto, nei propri processi aziendali alla produzione di quel determinato articolo, tutto quanto possibile per rispettare l’ambiente.

Lo scopo di questa etichettatura è quello di segnalare al consumatore ciò, e di mostrare, appunto, l’impegno dell’organizzazione nella causa ambientale, verso l’obiettivo della sostenibilità aziendale.

Etichettatura ambientale: quando è obbligatorio averla, normativa in vigore

Parliamo dell’etichettatura ambientale come volontaria. È davvero così? La normativa in vigore sembrerebbe, per certi versi, dire il contrario. Infatti, con il decreto legislativo del 3 settembre 2020, l’Italia ha reso obbligatoria l’etichettatura ambientale degli imballaggi, introducendo novità che richiedono chiarimenti.

Secondo il provvedimento, tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio, così come diventa obbligatorio identificare il materiale di composizione dello stesso.

Questo ha comportato, secondo la legge, che nell’etichettatura dovessero essere inclusi la descrizione della tipologia di imballaggio scritta per esteso o tramite rappresentazione grafica; l’identificazione del materiale con codifica alfanumerica; l’identificazione della famiglia di materiale di riferimento e sul tipo di raccolta. 

Etichettatura ambientale, decisa la sospensione con il Milleproroghe 2021

Tuttavia, è arrivato il decreto Milleproroghe 2021 a cambiare le carte in tavola. Con il decreto legge 3 dicembre 2020, n. 183, infatti, è stata decisa la sospensione del provvedimento che vedeva l’etichettatura ambientale come obbligatoria fino al 31 dicembre 2021; sino a quella data, peraltro, era rimasto in vigore l’obbligo di indicare la natura del materiale dell’imballaggio.

Questo comporta che le aziende avranno un anno di tempo per adeguare le proprie linee produttive alla presenza, sull’imballaggio, di indicazioni a supporto del consumatore finale. Al netto di tutto ciò, dunque, l’applicazione dell’etichettatura ambientale segna dunque un deciso passo in avanti, così come il fatto che ora le aziende abbiano del tempo per allinearsi al provvedimento. Verso un futuro più sostenibile e una maggiore trasparenza con il consumatore.

 

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