Alma Laboris Business School - Rapporto Rifiuti Urbani 2018: scende la produzione dei rifiuti ed aumenta la raccolta differenziata

Rapporto Rifiuti Urbani 2018: scende la produzione dei rifiuti ed aumenta la raccolta differenziata

Rapporto Rifiuti Urbani 2018: scende la produzione dei rifiuti ed aumenta la raccolta differenziata

ISPRA presenta la ventesima edizione del Rapporto Rifiuti Urbani 2018 sui dati della produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l'import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale.

 

Calo della produzione di rifiuti urbani

Nei dati si sottolinea il calo della produzione di rifiuti urbani (-1,7%, sotto di 30 milioni di tonnellate) rispetto al 2016, calo presente in tutte le macro aree geografiche. Oltre la metà dei rifiuti prodotti viene differenziata, spiega ISPRA e raggiunge la soglia del 55%, con valori più alti al Nord (66,2%). In 5 regioni buone performance di crescita della raccolta differenziata e sono tutte del Sud Basilicata (45,3%), Puglia (40,4%), Calabria (39,7%), Molise (30,7%) e Sicilia (21,7%). In Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9% non lontano dall'obiettivo UE del 50%.
E se è vero che produciamo più rifiuti, è vero anche che ne destiniamo di meno alle quattro forme di trattamento finale individuate da Eurostat.

La produzione di rifiuti urbani si attesta a 29,6 milioni di tonnellate, segnando una riduzione dell'1,7% rispetto al 2016. Dopo l'aumento riscontrato tra il 2015 e il 2016, sul quale aveva peraltro anche influito il cambiamento della metodologia di calcolo (inclusione nella quota degli RU dei rifiuti inerti derivanti da piccoli interventi di manutenzione delle abitazioni), si rileva dunque una nuova contrazione della produzione. Raffrontando il dato 2017 con quello 2013 si riscontra, nel quinquennio, una sostanziale stabilità della produzione (+0,08%).
Dopo il brusco calo del biennio 2011/2012 - concomitante con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie - la produzione si mantiene su valori quasi sempre inferiori a 30 milioni di tonnellate.
Il calo si riscontra in tutte le macro aree geografiche, risultando pari al -2,2% nel Sud, al -2% nel Centro e al -1,4% nel Nord. La maggiore contrazione si osserva per l'Umbria (-4,2%), seguita da Molise (-3,1%), Basilicata (-2,8%) e Toscana (-2,7%).
Sono tutte in Emilia Romagna le province dove si producono più rifiuti urbani per abitante: in testa Rimini con 727 chilogrammi, un dato comunque in calo rispetto ai 740 kg del 2016; seguono Ravenna (721), Forlì-Cesena (710) e Reggio Emilia (708). Va specificato che i dati dell'Emilia Romagna, così come quelli del centro Italia, risentono di regolamenti comunali in base ai quali vengono assimilati ai rifiuti urbani anche tipologie similari di rifiuti speciali derivanti da attività commerciali, aziende artigianali e di servizio.

Produzione rifiuti urbani 2005-2017

Nel 2017 la raccolta differenziata in Italia raggiunge la percentuale di 55,5%.

Più alti i valori al Nord (66,2%), più bassi al Sud (41,9%), mentre il Centro Italia si colloca poco al di sotto della media nazionale (51,8%). Guardando alle diverse situazioni territoriali, sono 13 le regioni che raccolgono in maniera differenziata oltre la metà dei rifiuti urbani annualmente prodotti. È sempre il Veneto la regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata pari al 73,6%, seguita da Trentino Alto Adige con il 72%, Lombardia con il 69,6% e Friuli Venezia Giulia con il 65,5%.

Sono 5 le regioni italiane che tra 2016 e 2017 hanno fatto un salto di oltre 6 punti nella percentuale di raccolta differenziata, anche se rimangono sotto il valore medio nazionale (55,5%): si tratta di Basilicata (45,3%), Puglia (40,4%), Calabria (39,7%), Molise (30,7%) e Sicilia (21,7%).

Italia a confronto con UE

Con l'emanazione della direttiva 2018/851/UE sono stati introdotti ulteriori obiettivi per la preparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. Gli obiettivi sono: 50% al 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035. In Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani, e al 49,4%, effettuando il calcolo per le seguenti specifiche frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.
I valori pro capite dell'Italia, relativi a produzione e gestione dei rifiuti urbani nel 2016, mostrano differenze rispetto alla media dell'Unione a 28. Produciamo più rifiuti, ne destiniamo di meno alle quattro forme di trattamento finale individuate da Eurostat. Conferiamo in discarica una percentuale di rifiuti urbani trattati maggiore della media UE28, ma anche la percentuale avviata a compostaggio e digestione anaerobica è superiore alla media dell'Unione. Da rilevare che il ricorso alla discarica vede un enorme divario tra i paesi europei: si va da un valore percentuale pari a 1% di Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, all'82% della Grecia e al 92% di Malta.

 

 

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