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Semafor, il progetto editoriale che ha lo scopo di reinventare il modo di fare giornalismo

Otto newsletter verticali (media, politica, finanza, ambiente, ecc), ognuna firmata da un giornalista specializzato, pensate per un target di “200 milioni di persone istruite, interessate alla finanza, al tech e ai grandi temi economico-politici, che parlano inglese e che vivono ovunque”, non solo in Occidente. Si chiama Semafor, ed è il nuovo progetto editoriale che ha lo scopo di reinventare il modo di fare giornalismo, pur rimanendo fedele alla ricerca dei fatti.

Il disegno di Ben Smith, uno dei giornalisti più influenti degli Stati Uniti, è complesso ma elementare: reinventare l’articolo di giornale così come lo conosciamo. A inizio 2022, Smith ha deciso di lasciare il New York Times, dove ha lavorato per due anni circa, per dare vita al suo progetto, a cui partecipano 30 giornalisti.

Il crowdfunding per Semafor è riuscito a raccogliere ben 25 milioni di dollari (!). Per quanto concerne, invece, il fatturato previsto, questo sarà per il 75% da pubblicità (branded content e semplici banner), per il 25% dagli eventi sponsorizzati dalle aziende (tra le altre, Mastercard, Verizon, e Hyundai) e dal pagamento delle newsletter da introdurre entro un anno e mezzo.

Ma…perché Semafor? Tutto nasce (anche) dalla “crisi dei social network”, spiega Smith: “Vedi le difficoltà di Twitter e Facebook. I giornali dovranno creare vie più dirette per generare e mantenere il contatto con il proprio pubblico. Il peggior trend del giornalismo è il fatto di assecondare la polarizzazione che vediamo sui social. Siamo tentati di scrivere quello che la gente vuole sentirsi dire”.

Smith e Semafor, in effetti, vogliono andare dalla parte opposta. Scegliendo, come accennato, la newsletter come mezzo per diffondere le notizie. L’articolo verrà reinventato secondo il Semaform, per un contenuto spacchettato in cinque sezioni:

  1. “La notizia”. Ovvero i fatti riportati nel modo più oggettivo possibile
  2. “Il punto di vista dell’autore”, che esprime la sua opinione nel modo più trasparente possibile.
  3. “Altri punti di vista”, magari da altri posti del mondo.
  4. “Opinioni contrarie” a quelle dell’autore.
  5. “Altre cose”, generalmente link di articoli che parlano di quella notizia.
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