Luca Rigoni

Luca Rigoni tra i docenti del Master in Giornalismo, Comunicazione e Social Media di Alma Laboris

Luca Rigoni, conduttore, inviato, caporedattore. Laureato al DAMS, 110 e lode, con una Tesi di Laurea in Storia del Cinema. Ha iniziato il lavoro di giornalista collaborando al quotidiano di Trento, L’Adige.

Si è poi trasferito, nel 1989, a New York, per la Rai Corporation, prima con contratto di lavoro a termine, poi assunto. Ha collaborato anche con Il Mattino. Alla fine del 1991 è passato a Fininvest, poi Mediaset, con l’apertura della testata TG5, assunto da Enrico Mentana nella redazione esteri, della quale è diventato caporedattore dal 2002.

Ha seguito tutti i principali avvenimenti internazionali: dalle Presidenziali USA (ne ha coperte otto), ai vertici del G7 e G8, inclusi quelli di Genova e L’Aquila. L’11 settembre da Washington. È stato a lungo in Medio Oriente, ma anche in Somalia, Afghanistan, Germania, Regno Unito. Dal 2009 al 2011 inviato a Bruxelles. Ha realizzato numerose interviste, da Henry Kissinger a Bill Gates, da Colin Powell a Condoleezza Rice a Erdogan.

Ha condotto il Tg5 della notte, del pomeriggio e delle 13. Dal 2011 è passato alla conduzione di TgCom24, la rete all news di Mediaset. Dal 2019 è alla conduzione di diverse edizioni e approfondimenti del Tg4.

Ringraziamo anzitutto il dottor Rigoni per aver aderito alla Faculty del Master "Giornalismo, Comunicazione e Social Media" di Alma Laboris Business School.

Che ricordi ha dei primi passi della Sua Carriera?

Grande entusiasmo, fortissimo impegno, e un mondo giornalistico allora dominato, quanto ad autorevolezza, dalla carta stampata. E dall’informazione Rai. Poi, con l’approdo a Mediaset, la rivoluzione impressa da Mentana alle news televisive. E la grande avventura del Tg5.

Quanto è stata importante la Formazione nello sviluppo del Suo Profilo Professionale?

Appartengo, per ragioni anagrafiche, a una generazione che non aveva a disposizione, di fatto, Corsi di Laurea in giornalismo e comunicazione. C’era chi si laureava in Lettere, o in Economia, o in Scienze Politiche. Era un mondo diverso. La professione si apprendeva sul campo, entrando nelle redazioni, collaborando con giornali e tv, spesso locali, all’inizio gratuitamente, poi con contratti a termine, ed infine, grazie al mix dedizione-fortuna-conoscenze-bravura all’ambìto Articolo 1, l’assunzione a tempo indeterminato. Ma erano assunzioni vere, e assai dignitosamente retribuite.

Sicuramente, e pur essendo un Professionista affermato, avrà “fame” di raggiungere altri obiettivi: quali sono?

Non ho “fame” di nulla. Mai avuta. Mi piace il mio lavoro, mi piacerebbe poterlo fare ancora meglio, ma l’universo nel quale opero è talmente mutato che è difficile, se non impossibile, paragonare le aspirazioni giovanili con la routine professionale, inevitabile, di adesso: dettata da tecnologie e costi. Da giovane avevo come modelli alcuni grandi inviati ed editorialisti di allora, sui quotidiani internazionali e italiani. Erano cattedrali dell’informazione. Ora è tutto cambiato.

Quali consigli potrebbe fornire alle giovani leve che vorrebbero approcciarsi al Suo ambito professionale?

Grande impegno, grande umiltà, disponibilità assoluta, tantissime rinunce nella vita privata. E la consapevolezza che il giornalismo, soprattutto nell’ultimo decennio, è radicalmente cambiato: quindi volontà e capacità di adattamento.

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