Alma Laboris Business School - Premiolino 2022: chi sono i vincitori e le motivazioni rispettive

Premiolino 2022: chi sono i vincitori e le motivazioni rispettive

Premiolino 2022

Consegnati nella serata di lunedì 12 settembre i premi del Premiolino 2022, prestigioso concorso riservato ai giornalisti italiani che, si sono particolarmente distinti dal punto di vista professionale nel corso della loro carriera, o nel corso dell’ultimo anno.

Fra i più antichi e importanti riconoscimenti, viene assegnato a sei giornalisti della carta stampata e della televisione come premio alla carriera e per il loro contributo nel campo della libertà di stampa. Vediamo insieme chi sono i vincitori e quali sono le motivazioni per cui sono stati premiati.

La storia di questo prestigioso premio e i vincitori

Anche per quest’anno il Premiolino insignisce, dunque, sei esponenti del mondo dell’informazione con un riconoscimento. Fondato a Milano nel 1960 su iniziativa di un gruppo di inviati speciali, ha assunto, dall’anno dopo, la sua denominazione attuale. Tra le firme più prestigiose a cui è stato conferito negli anni, questo premio, Vergani, Monelli, Barzini, Montanelli, Emanuelli ed Enzo Biagi, primo presidente.

I vincitori del Premiolino 2022 sono: Gabriele Micalizzi (Piazza Pulita – La7), Domenico Iannacone (Rai 3), Luigi Garlando (Rizzoli Editori - Oggi), Francesco Costa (Il Post), Marta Serafini (Corriere della Sera), Silvia Sciorilli Borrelli (Financial Times), Luca Steinmann (Speciale TgLa7). Il “Premiolino-BMW SpecialMente” è stato assegnato dalla Giuria a Fiamma Satta (Rai 3).

Premiolino 2022, le motivazioni vincitore per vincitore

Le motivazioni alla base di questo risultato.

  • Gabriele Micalizzi: Fotoreporter indipendente con le sue immagini trasmesse da Piazza Pulita su La7 tra le macerie del teatro e nei sotterranei dell'acciaieria Azovstal non solo ha confermato il suo coraggio e bravura di testimone sui fronti di guerre, ma resterà nella storia come il cantore dell'agonia e morte di una città, Mariupol.
  • Domenico Iannacone: Per il programma “Che ci faccio qui” di Rai 3 da lui ideato e condotto. Una galleria di storie di vita vissuta e di personaggi in apparenza marginali ai quali Domenico Iannacone si avvicina con civilissima empatia senza traccia di retorica. Un mondo periferico a volte segnato dall’emarginazione e spesso dal coraggio, una realtà alla quale Iannacone dà una voce limpida, da ricordare.
  • Luigi Garlando: A 30 anni dalla strage di Capaci il libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, aiuta la memoria dei più vecchi e la voglia di sapere dei più giovani a non perdersi. Uscito nel 2004 e diventato un best seller diffuso nelle scuole, tratta del senso profondo della vita umana. Lo stesso stile si ritrova nel lungo colloquio-intervista per il settimanale Oggi a Gaspare Mutolo, l’assassino di Cosa Nostra diventato collaboratore di giustizia. Un filo teso tra due storie profondamente diverse e sulle possibili scelte di vita.
  • Francesco Costa: Francesco Costa si è inventato una rassegna stampa - Morning - sotto forma di podcast: prende le notizie del giorno, e con grande onestà intellettuale compone un racconto che a sua volta diventa notizia. È così che Morning in un solo anno è diventato un caso editoriale che raccoglie una numerosissima community a cui fornisce gli strumenti per capire meglio l'attualità.
  • Marta Serafini: Nella copertura degli eventi legati alla invasione russa dell’Ucraina, Marta Serafini si è distinta per le sue doti di moderna cronista di esteri. Instancabile testimone di una generazione di giovani inviate dallo zaino leggero, Serafini ha saputo incrociare la sua passione per le storie delle persone incontrate in questa guerra nel cuore d’Europa con la ricerca del linguaggio più efficace per raggiungere lettrici e lettori su ogni piattaforma, dall’edizione cartacea al sito del Corriere, dagli audio per i podcast, ai video, agli interventi tivù mirati con un uso sempre consapevole dei social network.
  • Silvia Sciorilli Borrelli: Silvia Sciorilli Borrelli pensa e lavora in due lingue, italiano e inglese. È cresciuta a Roma e a New York, dopo la scuola "Walter Tobagi", ha lavorato per il Sole 24 Ore, CNBC, Politico Europe. Dall’aprile 2020, è corrispondente per il Financial Times a Milano, incarico ottenuto dopo una lunga selezione. Ama l'Italia, ma non teme di criticarla. Apprezza l'Unione Europea, e ne conosce i limiti. Le sue opinioni in tivù sono chiare, spesso taglienti, ma equilibrate: non ha amici e nemici a scatola chiusa, neppure in tempi di pandemia e di guerra.
  • Luca Steinmann: Come è successo per molti altri inviati della guerra d’Ucraina, pochi conoscevano fino al 24 febbraio Luca Steinmann: lui però aveva già seguito e raccontato i capitoli precedenti il conflitto, e particolarmente la situazione del Donbass. Proprio questa esperienza, nonostante la ancora giovane età, ha permesso a Steinmann di muoversi con capacità e intelligenza lungo il fronte più caldo dei combattimenti, facendo emergere la sua capacità di racconto e di analisi spassionata: una freddezza non arida al servizio del lettore e dello spettatore, lontana dall’enfasi e per questo più vicina alla realtà della guerra.

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