Alma Laboris Business School - Energie rinnovabili in Italia: cosa fare, come migliorare, perché sono importanti

Energie rinnovabili in Italia: cosa fare, come migliorare, perché sono importanti

Energie rinnovabili in Italia

Un’altra asta flop, quella per l'installazione di nuove fonti di energia rinnovabile in Italia. Il Gestore dei Servizi Energetici, la società pubblica che assegna gli incentivi alle rinnovabili, aveva messo all'asta 1582 MW di nuova capacità, ma ha ricevuto offerte dalle imprese energetiche per soli 98,9 MW.

Lo rivela un report Ansa. Energie rinnovabili Italia

Energie rinnovabili ancora flop, le statistiche dalle ultime aste del GSE

Via libera a progetti per appena 73,7 MW, meno del 5% della disponibilità, al termine di un momento che definire desolante per il settore è davvero troppo poco. In particolar modo se si considera che l’anno scorso era stata assegnata solo il 12% della potenza disponibile.

Siamo ancora fermi al palo, a tal proposito, anche se guardiamo la situazione dal punto di vista di chi è al governo in questo momento: secondo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il nostro Paese dovrebbe salire a 7000 MW all'anno di nuova potenza, per raggiungere l'obiettivo europeo del 70% di energia pulita al 2030.

Energie rinnovabili in Italia: come fare a migliorare, perché sono importanti

La fotografia è fin troppo nitida, e mostra un contesto in cui le aziende non vogliono investire in nuovi impianti energetici in Italia. Perché? Le ragioni sono da ricercarsi in molteplici aspetti. Il primo, forse, è proprio quello relativo alla farraginosa burocrazia che caratterizza questo genere di operazioni. Si stima, infatti, che i processi autorizzativi per le rinnovabili, vadano in porto, mediamente, cinque anni dopo il loro avvio. Come mai così tanto tempo? Molto spesso, per l’attività ostativa del governo stesso, e in particolar modo delle sovrintendenze del Ministero dei Beni Culturali che bloccano i progetti sostenendo che deturpano il paesaggio.

La seconda motivazione, per certi versi peggiore, risiede nelle tragiche opposizioni da parte di comitati di cittadini ed enti locali che, per il più classico dei ‘not in my backyard’ (non nel mio giardino di casa, per tradurre letteralmente) non impazziscono di gioia all’idea di avere nei pressi della propria abitazione questo tipo di impianti.

Diciamolo subito: le energie rinnovabili sono una delle armi principali che abbiamo per salvare il nostro pianeta, e per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Non possiamo dunque prescindere da un largo impiego di questo tipo di risorse, non possiamo ignorarne l’importanza, non possiamo non cercare una soluzione in tal senso.

Una scelta ideale sarebbe quella di implementare, passo dopo passo, una nuova cultura sull’argomento, entrando nelle coscienze dei cittadini. Prima, sensibilizzazione. Poi, un lungo processo per il quale farci trovare pronti in un paio di anni a raggiungere una cifra ragguardevole, in questo genere di aste. In un clima diverso, più collaborativo, le autorità avrebbero una spinta diversa in tal senso.

Leggasi formazione: i professionisti dell’energia, in questo momento, sono i veri attori del cambiamento. Possessori di sapere e saper fare in materia, vivono il settore ogni giorno, e pertanto sono i più indicati ad avviare questa trasformazione. Non prima di aver acquisito una solida preparazione.

 

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