Alma Laboris Business School - ETS e trasporto marittimo: guida pratica per gestire i costi nella supply chain

ETS e trasporto marittimo: guida pratica per gestire i costi nella supply chain

ETS e trasporto marittimo: guida pratica per gestire i costi nella supply chain

L’ETS (Emission Trading System) sta cambiando profondamente il modo in cui le aziende pianificano e gestiscono il trasporto marittimo. Per coloro che operano in una Supply Chain integrata che prevede anche i trasporti via mare in acque europee, è fondamentale capire come tradurre la normativa in azioni operative concrete.

  1. Misurare l’impatto economico

Il primo passo è capire quanto pesa l’ETS sui costi di trasporto.

  • Esempio pratico: un aumento del 20% sul nolo Ro-Ro per un veicolo industriale significa che, su un trasporto da 1.000 €, il costo aggiuntivo è di 200 €.
  • Calcolo consigliato: moltiplicare il costo standard del trasporto per la percentuale di incremento ETS prevista su quella rotta.
  1. Identificare chi assorbe il costo

Una volta calcolato l’impatto, bisogna decidere chi sopporta l’incremento:

  • Compagnia di navigazione: riduce i margini ma mantiene prezzi invariati per i clienti.
  • Vettore o spedizioniere: trasferisce parte del costo al cliente finale.
  • Cliente finale: riceve l’aumento del prezzo delle merci.

In pratica, ogni scelta influenza competitività, margini e continuità aziendale. Gli studenti possono simulare scenari diversi per capire gli effetti sulla supply chain.

  1. Ottimizzare la logistica

Per contenere i costi, l’ETS spinge a rivedere processi e carichi:

  • Consolidare carichi per ridurre viaggi parziali.
  • Pianificare rotte efficienti, minimizzando tempi di sosta e consumi.
  • Scegliere navi a basso consumo o alternative di trasporto multimodale.
  1. Integrare sostenibilità e strategia

L’ETS non è solo un costo da gestire: è anche un driver di innovazione.

  • Investire in tecnologie green o carburanti alternativi può ridurre le quote da acquistare.
  • Analizzare l’intera catena per bilanciare sostenibilità ambientale e redditività economica.
  1. Monitorare e adattare

Infine, la gestione pratica richiede monitoraggio continuo:

  • Controllare le variazioni dei prezzi ETS e aggiornare i calcoli dei costi.
  • Rivedere contratti con fornitori e clienti per garantire flessibilità.
  • Preparare strategie di emergenza per eventuali aumenti improvvisi dei noli.

In sintesi: l’ETS non è solo una normativa ambientale, ma un vero e proprio fattore strategico per la gestione della supply chain. Per uno studente di master, rappresenta un’opportunità concreta per allenarsi a calcolare l’impatto sui costi, decidere come distribuire le spese tra i diversi attori della catena e individuare soluzioni logistiche più efficienti e sostenibili.

A cura del dottor Massimiliano Manca, esperto di Supply Chain

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