Entrare oggi nel mondo del lavoro non è più un passaggio lineare. Il cosiddetto primo impiego si sta trasformando in un percorso articolato, spesso incerto, in cui competenze, aspettative e opportunità faticano a incontrarsi.
A confermarlo è il “Barometro del Primo Impiego” di LinkedIn Notizie, un report che analizza milioni di dati e restituisce una fotografia chiara: l’88% dei giovani che si affaccia al mercato non si sente adeguatamente preparato. Un dato che non può essere letto come semplice percezione individuale, ma come segnale di un disallineamento strutturale tra formazione e mondo del lavoro.
Il calo delle opportunità entry-level in Italia
Nel contesto italiano, il quadro si fa ancora più complesso. Le assunzioni entry-level registrano un calo del 18,8% su base annua. Un dato significativo, anche se meno drastico rispetto alla contrazione che colpisce i profili più senior.
Alcune aree funzionali mostrano una maggiore resistenza, come le Risorse Umane (-10%) e il Business Development (-11,2%). Al contrario, il Marketing subisce una contrazione più marcata (-30,3%), segnale di una trasformazione profonda delle logiche di inserimento in questo ambito.
Questi numeri raccontano un mercato che non sta semplicemente rallentando, ma che sta cambiando forma.
I ruoli che crescono: tra supporto, tecnologia e relazioni
Nonostante il contesto complesso, emergono segnali interessanti. Alcuni ruoli stanno registrando una crescita significativa, delineando le nuove direzioni del lavoro.
Tra i profili che mostrano una maggiore crescita nell’ultimo anno figurano il Content Producer, l’Event Assistant, l’International Sales Specialist, l’Ingegnere AI, il Coordinatore di eventi, il Responsabile dei clienti, l’Ingegnere aerospaziale, il Tecnico del controllo qualità, l’Assistente legale e il Contabile fiscale.
Si tratta di figure ibride, spesso trasversali, che combinano competenze tecniche e relazionali. Il dato più rilevante è proprio questo: il mercato premia sempre più profili in grado di muoversi tra più ambiti, adattandosi rapidamente ai cambiamenti.
I settori più dinamici e la nuova geografia del lavoro
Gli ambiti che offrono maggiori opportunità per i giovani sono la Pubblica Amministrazione, l’Intrattenimento, l’IT & Media e i Servizi Finanziari. Settori diversi tra loro, ma accomunati da una crescente richiesta di competenze trasversali.
Anche la distribuzione geografica sta evolvendo. Milano e Roma restano i principali poli occupazionali, ma si registra un progressivo riequilibrio territoriale. Padova emerge come nuova area dinamica, mentre Firenze e Torino si confermano centri attrattivi.
Questo scenario suggerisce una maggiore diffusione delle opportunità, ma richiede anche una disponibilità crescente alla mobilità.
Stipendi, stabilità e il nodo dell’indipendenza economica
Uno dei temi più critici resta quello dell’indipendenza economica. Molti giovani segnalano difficoltà legate a stipendi insufficienti e a una diffusa instabilità contrattuale.
Contratti brevi, percorsi discontinui e incertezze sul futuro rendono complesso costruire una progettualità personale e professionale solida. È in questo contesto che si inserisce un altro dato rilevante: quasi un giovane su due, pari al 48%, sarebbe disposto a trasferirsi all’estero per ottenere condizioni economiche migliori.
A questo si aggiungono motivazioni legate alla qualità della vita, indicate dal 33% degli intervistati, e alle opportunità di carriera, segnalate dal 28%, confermando una crescente apertura internazionale.
Gen Z: meno colpita, ma più mobile
Un elemento interessante riguarda il comportamento della Gen Z. Nonostante il contesto sfavorevole, questa generazione mostra una maggiore resilienza rispetto alle altre.
Il calo delle assunzioni per i più giovani si ferma al -2,5%, contro il -27,4% dei Millennials e il -22,7% della Gen X. Ma il dato più significativo è un altro: la mobilità professionale cresce dell’1,4% tra i giovani, mentre diminuisce nelle altre fasce d’età.
Questo indica una maggiore capacità di adattamento, ma anche una necessità di muoversi più rapidamente tra opportunità diverse nei primi anni di carriera.
Competenze e formazione: il vero punto di svolta
Il dato sull’88% dei giovani che non si sente preparato pone una questione centrale: il ruolo della formazione.
Oggi non è più sufficiente possedere conoscenze teoriche. Il mercato richiede competenze applicabili, capacità di problem solving, visione strategica e adattabilità. In questo scenario, i percorsi di Alta Formazione rappresentano uno strumento concreto per colmare il gap tra studio e lavoro.
La possibilità di acquisire competenze pratiche, confrontarsi con professionisti e lavorare su casi reali diventa un fattore determinante per migliorare la propria spendibilità nel mercato.
Come affrontare il primo ingresso nel mondo del lavoro
Dalle analisi emergono alcune indicazioni operative utili per chi si affaccia al mercato.
Costruire un network fin dalle prime fasi del percorso, sviluppando relazioni professionali in modo strategico. Ampliare il raggio di ricerca, considerando ruoli e settori diversi da quelli inizialmente immaginati. Focalizzarsi sulle opportunità realmente in linea con il proprio profilo. Valorizzare le competenze attraverso progetti concreti e risultati misurabili. Mantenere continuità e organizzazione nella ricerca, monitorando candidature e follow-up.
Non si tratta solo di trovare lavoro, ma di costruire un percorso coerente e sostenibile nel tempo.
Un cambio di paradigma che richiede nuove strategie
Il Barometro del Primo Impiego restituisce un’immagine chiara: il mercato del lavoro non è più quello di qualche anno fa. È più selettivo, più dinamico e, soprattutto, più esigente.
Per i giovani, questo significa affrontare una fase iniziale più complessa, ma anche ricca di possibilità per chi è in grado di adattarsi e investire su sé stesso.
In questo contesto, la formazione mirata e orientata al lavoro non rappresenta più un’opzione accessoria, ma una leva strategica per trasformare l’incertezza in opportunità.


