A trenta giorni dal referendum sulla separazione delle carriere, in programma il 22 e 23 marzo, il quadro delineato dai sondaggi appare meno scontato rispetto a qualche settimana fa. Se inizialmente il fronte del Sì sembrava nettamente favorito, oggi la distanza con il No si è ridotta sensibilmente. Il vero ago della bilancia, secondo analisti e istituti demoscopici, non è tanto l’orientamento dell’elettorato quanto il livello di partecipazione al voto.
L’affluenza viene indicata come il primo indicatore chiave per comprendere l’esito della consultazione. In altre parole, più che chiedersi chi voterà Sì o No, la domanda centrale diventa: quanti andranno effettivamente alle urne.
Il fattore affluenza secondo i sondaggisti
Secondo il sondaggista Antonio Noto, la soglia critica si colloca intorno al 40%. In questo scenario il referendum potrebbe risolversi in un vero e proprio testa a testa. Al crescere della partecipazione, invece, il vantaggio tenderebbe a spostarsi progressivamente verso il Sì, con un rafforzamento più evidente oltre il 43%.
Resta comunque una fase fluida: a un mese dal voto, le dinamiche tra orientamento politico e mobilitazione dell’elettorato non sono ancora del tutto consolidate.
Le simulazioni di Youtrend: due scenari opposti
Un quadro analogo emerge dall’analisi di Youtrend per Sky TG24. Il sondaggio evidenzia come l’esito cambi sensibilmente a seconda del livello di affluenza.
Nello scenario di partecipazione elevata – stimata intorno al 59,6% includendo anche chi si dice “probabilmente” intenzionato a votare – il Sì risulta in leggero vantaggio con il 51,0%. Al contrario, in uno scenario di affluenza più bassa (48,0%), calcolato considerando solo chi afferma di votare “con certezza”, il No salirebbe al 51,5%.
Un elemento rilevante è la crescita del No rispetto alla precedente rilevazione di febbraio: +1,6 punti nello scenario di affluenza alta e +0,4 in quello a bassa partecipazione. Segnali che indicano una rimonta lenta ma costante, capace di rendere la consultazione più incerta del previsto.
La soglia del 46% indicata da Pagnoncelli
Anche Nando Pagnoncelli, in un’analisi pubblicata sul Corriere della Sera, individua nell’affluenza il vero spartiacque. Secondo le sue stime, il punto di svolta si colloca intorno al 46%: sopra questa soglia il Sì avrebbe maggiori probabilità di prevalere, mentre al di sotto aumenterebbero le chance di vittoria del No.
Un referendum aperto fino all’ultimo
Il quadro che emerge è quello di una consultazione tutt’altro che chiusa. A differenza di altri referendum recenti, l’esito non sembra dipendere solo dalle convinzioni ideologiche, ma dalla capacità dei due fronti di mobilitare l’elettorato.
In questo senso, l’astensione rischia di diventare un fattore politico determinante tanto quanto il voto espresso. Con l’avvicinarsi del 22 marzo, la partita si giocherà sempre meno sulle percentuali secche e sempre più sulla partecipazione reale degli italiani alle urne.

