Fiscalità Internazionale: Opportunità e Pericoli della Pianificazione Fiscale Internazionale

Fiscalità Internazionale: Opportunità e Pericoli della Pianificazione Fiscale Internazionale

La pianificazione fiscale internazionale permette alle aziende di coordinare le attività economiche svolte all’estero attraverso strumenti tesi a minimizzare il carico fiscale complessivo e a ridurre il rischio di contestazioni tributarie da parte delle Autorità fiscali dei diversi Paesi in cui operano.

 

Competizione fiscale tra gli Stati e pianificazione fiscale internazionale

Il crescente sviluppo delle imprese a livello internazionale le spinge a ricercare condizioni economiche più favorevoli in altri Paesi per ridurre i propri costi e aumentare la redditività dell’attività.

Oltre alla possibilità di ridurre i costi operativi, all’estero le imprese trovano condizioni vantaggiose per l’abbattimento del “costo fiscale”, la cui componente assume un valore determinante nell’equilibrio del bilancio aziendale.

A fronte di questa continua ricerca delle imprese multinazionali di migliori condizioni fiscali per aumentare i profitti, gli Stati hanno intrapreso una competizione fiscale per offrire le migliori condizioni di tassazione alle imprese, al fine di attrarre nuovi investimenti stranieri nel proprio territorio, fino a riconoscere un livello di imposizione insignificante alle aziende straniere, come accade per i “paradisi fiscali”.

D’altra parte, si assiste ad una economia globalizzata che non viene disciplinata da un unico ordinamento fiscale sovranazionale, ma da regole di fiscalità internazionale previste dai singoli ordinamenti statali, le quali spesso si sovrappongono creando, da un lato, problemi di doppia imposizione e, dall’altro, opportunità di doppia non imposizione per le imprese multinazionali.

In questo contesto la pianificazione fiscale internazionale si pone l’obiettivo di individuare le condizioni e gli strumenti più favorevoli per consentire all’impresa multinazionali di ridurre in maniera lecita il carico impositivo subito a livello internazionale e, al tempo stesso, di esaminare i rapporti tra i diversi ordinamenti fiscali dei Paesi coinvolti per evitare che dalla loro intersezione possano derivare penalizzazioni in termini di doppia imposizione fiscale o di contestazioni da parte delle Autorità fiscali per pratiche di evasione o di elusione fiscale internazionale.

 

Le opportunità della pianificazione fiscale internazionale

La pianificazione fiscale internazionale costituisce un’opportunità per le aziende quando consente di realizzare un legittimo risparmio d’imposta, mentre dà luogo a pericoli di contestazioni fiscali quando si riduce a pratiche di evasione o di elusione fiscale internazionale.

In particolare, la pianificazione fiscale internazionale assume i caratteri della evasione fiscale quando determina la violazione di precise norme di legge previste dagli ordinamenti fiscali in cui si trova ad operare il contribuente, il cui comportamento può configurare “frode fiscale” quando l’evasione viene perpetrata con l’utilizzo di falsi elementi.

Si parla, invece, di elusione fiscale quando la pianificazione fiscale internazionale, pur non violando precise disposizioni normative, sfrutta artificiosamente le disposizioni fiscali per realizzare scopi diversi da quelli perseguiti dalla legge.

Può quindi ritenersi che, per essere legittima, una pianificazione fiscale internazionale deve garantire non solo la corretta applicazione formale della normativa fiscale, ma anche rispettarne la finalità, senza ricorrere a strumenti artificiosi che non rispecchino la realtà commerciale e che abbiano come unico scopo il risparmio d’imposta.

 

Gli strumenti della pianificazione fiscale internazionale

Diversi sono gli strumenti che possono essere utilizzati nell’ambito di una pianificazione fiscale internazionale, ognuno dei quali deve essere calibrato sul preciso contesto aziendale considerato e in relazione agli obiettivi che si intendono realizzare, non potendosi individuare un’unica strategia fiscale internazionale vincente in via generale per ciascuna ipotesi concreta.

 

Gli strumenti di pianificazione fiscale internazionale più frequentemente utilizzati dalle multinazionali possono essere classificati in tre categorie:

  • Localizzazione dell’attività: L’impresa sceglie di svolgere la propria attività in uno Stato estero che riconosce un trattamento fiscale di favore ai redditi ivi prodotti, garantendo una bassa pressione fiscale e, quindi, una maggiore redditività dell’attività aziendale.
  • Distribuzione dei redditi: Operando in diversi Stati l’impresa tende a concentrare la base imponibile in quelli a fiscalità agevolata e a spostare i costi aziendali nei Paesi con alta pressione fiscale, riducendo l’aliquota d’imposta effettiva pagata sui redditi prodotti a livello mondiale. In questa categoria rientrano gli strumenti di indebitamento (“leverage”), della sottocapitalizzazione (“thin capitalization”), che permettono di ridurre il carico impositivo nel Paese del debitore attraverso la deduzione degli interessi passivi, e dei prezzi di trasferimento (“transfer pricing”), che consente di spostare i rischi e le funzioni nei Paesi dove la relativa remunerazione viene sottoposta ad una bassa pressione fiscale.
  • Abuso dei trattati e sfruttamento delle asimmetrie fiscali: Attraverso la costituzione di società estere intermedie (“shell companies” o “conduit companies”) in determinati Paesi l’impresa sfrutta i vantaggi fiscali che le relative Convenzioni contro le doppie imposizioni riservano ai rispettivi soggetti residenti. Utilizzando alcuni strumenti (“hibrid mismatch arrangements”) le multinazionali possono avvantaggiarsi della diversa classificazione di determinati redditi prevista dagli ordinamenti fiscali di due Paesi, per non essere tassata in entrambi gli Stati.

 

I pericoli della pianificazione fiscale internazionale

Con il recente Rapporto BEPS l’OCSE ha rilevato che le imprese multinazionali stanno adoperando strumenti di pianificazione fiscale internazionale sempre più aggressivi, erodendo la base imponibile nei Paesi a più alta tassazione e trasferendo i profitti negli Stati con particolari regimi fiscali di favore, con chiari svantaggi per il gettito fiscale degli altri Stati coinvolti e creando numerose distorsioni nei mercati internazionali.

Per tale motivo sono state approntate diverse misure fiscali antielusive, alcune già implementate negli ordinamenti dei diversi Stati e recepite dall’Unione europea, che permetteranno di negare alle imprese che operano a livello internazionale di beneficiare dei disallineamenti, esistenti tra le normative fiscali dei diversi Paesi, per realizzare indebiti risparmi d’imposta.

In tale contesto internazionale le imprese sono tenute a rivalutare i vecchi strumenti di pianificazione fiscale internazionale e ad adeguarsi alle nuove regole antielusive.

Con lo sviluppo dello scambio di informazioni fiscali tra gli Stati, le violazioni fiscali commesse a livello internazionale sono facilmente individuabili da parte delle rispettive Autorità fiscali, pertanto acquista fondamentale importanza l’analisi della legalità delle strategie fiscali adottate per non incorrere in contestazioni fiscali.

 

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